Tragedia in due battute
C’era una volta…
Una CE!, diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un’autrice.
Non era un’autrice nobile, ma una semplice, onesta autrice, di quelle si leggono per passare il tempo e magari per riscaldare il cuore.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questa autrice scrisse un libro che ebbe una prima tiratura di 88.500 copie, ne vendette 64.925 ed entrò nella classifica del New York Times.
Appena questa autrice ebbe visto quelle cifre, si rallegrò tutta e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce: chissà quanto ci guadagnerò.
Volete sapere come va a finire questa storia? Basta andare qui.
Volete la tragedia in due battute? $0.
True story, chioserebbe Barney Stinson.
08
05 2009
by Catriona Potts
posted in libri
6 Comments »
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January 1, 1970 at 1:33 am Zio Boninommm, tu dici 0, a me sembra che sia 0+26k, che non fa 0.
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January 1, 1970 at 1:33 am Catrionabe', ma quello è soltanto il primo royalties statement. E, come sai, è ben difficile che, nel secondo anno di vita, un libro venda più di quanto abbia venduto nel primo anno.
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January 1, 1970 at 1:33 am .mau.nemmeno se fanno un'edizione economica?
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January 1, 1970 at 1:33 am Alessio BragadiniDa qualche parte avevo letto (e questa indeterminatezza sottolinea quanto potesse essere attendibile la fonte) che l'unico modo per fare veramente Soldi – con la maiuscola – per un autore di un libro fosse quello di riuscire a vendere i diritti cinematografici.
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January 1, 1970 at 1:33 am Catriona@.mau. E' possibile che si faccia un altro contratto. Ma il libro in questione è del tipo "mass market" - il più economico, in sintesi - quindi direi che è escluso @ Alessio Vero e falso. Ho visto diritti cinematografici acquistati per pochissimo
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January 1, 1970 at 1:33 am ☥Suzupearl@Catriona a proposito di libri e diritti cinematografici: secondo te la realizzazione di un film di successo può incidere considerevolmente sulle vendite del libro da cui è stato tratto? ovvero, un film può decretare il successo di un libro che precedentemente era passato quasi inosservato?
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January 1, 1970 at 1:33 am Catriona@Barbara Non è frequentissimo (al momento non mi sovviene neppure un esempio "forte"), però succede
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January 1, 1970 at 1:33 am zuckI vampiri di Matheson dopo il film con will smith?
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January 1, 1970 at 1:33 am Daniela | narayanI ponti di Madison County dopo il film di Eastwood? (Il libro per me era da cavarsi gli occhi con una forchetta)
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January 1, 1970 at 1:33 am CatrionaSì, Matheson è un esempio, ma cercavo qualcosa di più eclatante. Madison County era già "successoso" prima
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January 1, 1970 at 1:33 am ☥SuzupearlBrokeback Mountain?
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January 1, 1970 at 1:33 am Catrionasì, ecco!
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January 1, 1970 at 1:33 am paolo beneforticomunque, dài, questa ha pubblicato un libro e non ci ha rimesso niente! è un affare! milioni di autori metterebbero la firma per ottenere ciò. ^^
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January 1, 1970 at 1:33 am Daniela | narayanè una storia interessante per chi pensa che a pubblicare un libro "si svolti" economicamente
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January 1, 1970 at 1:33 am Catrionae nota che quelli - per il mercato italiano - sono numeri (quasi) folli...
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January 1, 1970 at 1:33 am Daniela | narayanper curiosità (non ne so niente), quando è che un libro italiano viene considerato un successone, in termini di vendite?
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January 1, 1970 at 1:33 am daniela_ellecatriona, secondo me se un giorno capitasse mai d'incontrarsi, potrei rimpinguare il tuo parco orrori da CE con alcune chicche
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January 1, 1970 at 1:33 am GilgameshQualcuno dovrebbe dirlo a Violetta Bellocchio, così smette di promettere giornate intere dedicate a chi le compra appena 20 copie del suo romanzo d'esordio, o minacciare di presentargli i genitori se ne acquista appena qualcuna in meno...
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January 1, 1970 at 1:33 am Giulia B.Con i libri si guadagna in due modi: lauti anticipi (autori grossi o affermati) e indotto successivo alla pubblicazione (se il libro ha successo, ti chiamano dappertutto a fare il tuttologo). In alcuni fortunati casi, la cessione dei diritti per il cinema frutta qualche bel soldino.
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January 1, 1970 at 1:33 am Catriona@Daniela | narayan Dipende da un sacco di fattori (sì, lo so, dico sempre così): tiratura iniziale, ristampe, impegno promozionale Il successone-one lo metterei alle 150-200.000 copie. Tieni conto che la tiratura media di un libro in Italia è di circa 3500 copie, ma più dell'80% dei titoli vende meno di 500 copie... @daniela_elle Ma io ti ospito volentieri nei "soltanto oggi", se vuoi ;-) @Giulia B. Esatto.
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January 1, 1970 at 1:33 am daniela_ellecatriona, affare fatto
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January 1, 1970 at 1:33 am Daniela | narayanGrazie, curiosità soddisfatta :-)
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January 1, 1970 at 1:33 am .mau.3500 copie di tiratura media? capischio che _Anelli nell'io_ è stato pompato, allora :-)
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January 1, 1970 at 1:33 am Zio Boninomi pare anche che la percentuale di titoli che vendono 0 (zero) copie sia altina.
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January 1, 1970 at 1:33 am Massimo Morellicom'è andato Anelli nell'io?
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January 1, 1970 at 1:33 am keplero@zio anche a me pare di ricordare di aver letto da qualche parte che la percentuale di libri che vendono zero copie è alta, ma non riesco più a trovare la fonte
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January 1, 1970 at 1:33 am .mau.@momo: la tiratura iniziale è stata di 7500 copie, poi ne hanno fatte altre 2000 che però sono state riciclate (sfascicolate e ri-rilegate) perché lo stampatore ha sostituito la pagina sbagliata. [visto che sono stato ripreso privatamente per la mia imprecisione, correggo]
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January 1, 1970 at 1:33 am keplero@mau credo che la tiratura media per i saggi sia ancora più bassa (800-1000) quindi quella di "anelli nell'io" è decisamente alta (d'altra parte c'è dietro un grosso editore)
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January 1, 1970 at 1:33 am destynovaNella "mia" piccola CE, saggistica scientifica, siamo su tirato medio di 2000, 2200. Così, per dire
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January 1, 1970 at 1:33 am Ilaria Kposso dirvi che del mio libro, un saggio con editore *molto* piccolo, abbiamo tirato 1000. E ora scopro che forse rischio di finire nel 20% dei titoli "altovendenti" (mò Catriona mi picchia). Dai miei studi ricordavo che la tiratura media fosse un po' più alta, sui 4500, ma mi sa che ricordavo male.




BEEP! ti è saltato “che” nella quarta riga.
Io di editopria non ci capisco nulla ma mi par di intendere che l’autrice avesse ricevuto 50 k$ in anticipo. Di questi 50 k$ in tasca, alla fin della fiera, gliene sono arrivati 26 (poco più di 19000 Euro).
Io non so quanto della sua vita abbia speso per scrivere quel libro ma io per mettermi in tasca la stessa cifra devo lavorare suppergiù 16 mesi full-time. Insomma, magari non ci è diventata ricca ma non mi pare un stipendio da buttare via con sdegno.
In effetti l’anticipo di 50.000 $ non era poi male. E la signora ha intascato 26.000 e fischia $. Certo, non saranno milioni, ma non è nemmeno da buttare, insomma.
Poi ovviamente va tutto messo in prospettiva: è tantissimo rispetto a sfigati come me che pubblicano libri che vengono tirati in 2000-2500 copie e si beccano 500 euro di royalties, senza anticipo (l’anticipo è come una bestemmia urlata con megafono in chiesa, in certe realtà). Ma per un autore-un’autrice che vende decine di migliaia di copie in effetti non è granché. Credo…
Comunque grazie per questo blog. Lo seguo da un po’ e ci torno sempre certo di trovare ottimi spunti e momenti divertenti.
@andy: prendi royalties? Be’, mi sembri già fortunato. Vuol dire che ti pubblica qualcuno che ti apprezza e non vuole soldi per pubblicarti (scusate la ripetizione). Io lo dico sempre: diffidare dell’editoria a pagamento. L’editore deve prendersi il rischio imprenditoriale, credere nell’opera che va a pubblicare e fare di tutto per rientrare nelle spese di pubblicazione: altrimenti non è un editore, è uno stampatore.
il (non) guadagno nell’editoria dovrebbe essere un argomento di cui si parla in tv: così molta gente la smetterebbe di sognarci su.
d’accordissimo con denise: DIFFIDARE DELL’EDITORIA A PAGAMENTO.
allora tanto vale autopubblicarsi o meglio ancora esprimersi 2.0
e giustina.. se c’è spazio anche per l’editoria a pagamento (che
vive dei cassetti degli italiani), temo che parlare in TV dei magri
guadagni derivanti dal settore editoriale non sia sufficiente
per smettere di sognarci su.
come disse il numero 1 dell’editoria italiana… non importa chi tu sia,
attore, cantante o calciatore… prima o poi chiunque vorrà scrivere
un libro. (più o meno il senso era questo)