Guardarsi intorno
Guardarsi intorno e vedere i libri fatti.
Guardarsi intorno e vedere i libri da fare.
Guardarsi intorno e vedere i libri da valutare.
Lavorare in una CE comporta anche questa bizzarra sensazione: tu guardi i libri e loro ti fissano di rimando, ti definiscono, ti giudicano, ti rendono quello che sei (e non parlo soltanto di lavoro). E talvolta non è sgradevole. In altri casi, invece, ti sembra di aver operato una selezione eugenetica. E di aver fallito.
Ecco perché, quando vedo i miei libri su quelle bancarelle “tutto a un euro” e loro mi fissano di rimando con aria accusatoria (sì, ve lo assicuro), mi viene voglia di comprarli, per scusarmi.
Prima o poi lo faccio.
Devo solo trovare un magazzino in cui metterli.




il tuo analista ha di che arricchirsi.
il tuo analista ha di che arricchirsi.
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*patpat
Puoi sempre regalarli poi alle tante associazioni che lavorano con i minorenni disagiati, o in carcere, o ancora bookcrossarli, no?
Però ne vorrei uno come Paul Weston (http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Weston_(In_Treatment))
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Altri su quelle bancarelle hanno lo sguardo da orfanelli, non è possibile abbandonarli lì. (e sì, io il magazzino per loro l’ho comprato pochi giorni fa (post del 15/6). Se vuoi te ne ospito un po’) :-*
Prendila così: invece di essere letti da una sola persona, lo saranno da almeno due, magari tre o quattro.
@ paolo beneforti

@ Livia In realtà, già lo faccio (anzi lo fa la CE). Al bookcrossing non avevo pensato, però (sarà che non mi sono mai imbattuta in un libro “crossizzato”…)
@ Mitì Sapevo che mi avresti capito… Grazie per l’offerta, ma ognuno deve badare ai propri orfanelli
@ sergio pasquandrea Dici? Io li immagino destinati a una fine assai meno… lieta.