Pitch
In America e in Inghilterra, all’interno del mondo delle CE, la parola pitch identifica quella descrizione (un po’) a effetto che l’autore (o l’AA o la CE) fa di un libro per “venderlo”. Deve essere chiara, sintetica, allettante, andare al punto, incuriosire, svelare qualcosa ma non troppo. Un vero tour de force, insomma.
Ecco due pitch diverse per lo stesso, celeberrimo romanzo.
- “Murder! Intrigue! An insular circle of wealthy friends play a more and more dangerous game, resulting in deadly consequences for all. A must-read political thriller.”
- “A jaded but witty look at the shell-shocked ‘Lost Generation’ after WW1, examining the apathy and nihilism of the age through a clever noir plot and tight minimalist dialogue.”
Non l’avete indovinato? La soluzione è in questo post di Jason Pettus sul blog Authonomy. Se l’avete indovinato, leggetevi lo stesso il post ( e magari date un’occhiata all’intero progetto di Authonomy). Neppure io (!) avrei saputo illustrare così bene “the fine art of the book pitch”.
E poi non dite che non vi svelo i segreti del mestiere, eh?





