Già che ci siamo (ovvero: piccoli punti fermi)
Se è un gesto, allora lo si fa di solito con le mani (comprese talvolta le braccia) o più raramente con la testa. Non c’è bisogno di specificarlo ogni volta. Già che ci siamo: bisogna essere cauti, con i gesti. Non è che di solito la gente si muove come Steve Martin.
Se ci si alza da una sedia, di solito si passa dalla posizione seduta a quella in piedi. Non c’è bisogno di specificarlo ogni volta. Già che ci siamo: è opportuno controllare sempre se qualcuno è già seduto o è già in piedi.
Ci si può “recare”, però molto spesso basta “andare”. No, non è più elegante. Già che ci siamo: (ri)leggere cosa ha scritto Calvino sull’Antilingua.
Il soggetto e il verbo sono fondamentali per comprendere una frase. Se sono troppo lontani, non si capisce niente. Già che ci siamo: soggetto e verbo devono concordare.
Si chiama “discorso diretto”. Se ogni volta si sente il bisogno di chiarirlo, spiegarlo, precisarlo, illustrarlo, allora qualcosa non funziona. Già che ci siamo: non parliamo tutti nello stesso modo. E soprattutto non parliamo tutti come se fossimo i protagonisti di un musicarello o di un peplum.
Non ci devono essere spazi tra la virgola, il punto e virgola, il punto, i due punti, i puntini di sospensione, il punto interrogativo, il punto esclamativo e la parola che li precede. Già che ci siamo: i puntini di sospensione devono essere tre. No, la suspense non aumenta se se ne mettono quindici.



