Posts Tagged ‘libri’

Pronipoti e fratelli

Leggi un romanzo e arrivi alla fine di una pagina. Volti il foglio (o clicchi next page) e… nulla. Il romanzo si chiude lì. Neanche con un cliffhanger. Neanche con una dissolvenza. No, finisce proprio lì, affilato, netto, deciso, come se subito dopo ci fosse un altro capitolo.
E infatti c’è. Ma è il capitolo 1 del tomo II.
E il capitolo 1 del tomo II non è ancora stato scritto.
Però c’è un sommario.
Ah.
E va bene, leggiamo ’sto sommario.
Ah.
Toh, c’è un sommario pure del tomo III.
Leggiamo anche questo, suvvia.
Ah.
Mi stai dicendo che intendi impiegare 3 libri – e il primo l’ho letto tutto, bada, quindi so come scrivi – per raccontare una storia che – senza fatica, senza compressioni, senza sacrifici – ci starebbe comoda comoda in un unico volume?
Dal tuo punto di vista di autore, il perché è ovvio.
Dal mio punto di vista di lettore, lo è un po’ meno. Ammesso che io abbia comprato i 3 volumi, ammesso che li abbia letti tutti e 3… be’, alla fine ti manderei sonoramente a quel paese.
Ma forse sbaglio. Contrastare l’avanzata del serial-romanzo – ovvio pronipote del feuilleton e fratello delle serie TV – è probabilmente una battaglia persa. Anzi ho la sensazione che la gente ci sia quasi abituata, non ci faccia più troppo caso.
Che sia un bene o un male, però, non l’ho ancora deciso.

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16

11 2009

Ahi, novembre

È quel periodo sospeso perché la Fiera è passata e chissà se arrivo a quella del prossimo anno e comunque c’è tempo e nel mentre chissà magari mi decido a rispolverare seriamente il francese così posso chiacchierare con disinvoltura di Carlà (l’inglese rende tutto più alto o più basso di quanto non sia, è indiscutibile).
È quel periodo rassegnato perché se non hai comprato quel libro prima alla Fiera perché mai dovresti comprarlo adesso, dai.
È quel periodo inquieto perché non sarà che l’ho letto troppo in fretta, che mi sono lasciata condizionare, che dopo sono arrivati libri molto, ma molto più brutti e io ho scartato quello che proprio così brutto non era?
È quel periodo placido perché se non hanno venduto quel libro prima alla Fiera perché mai lo dovrebbero vendere adesso, dai.
È quel periodo tormentato perché comunque mi fanno fretta per decidere, quindi è stata soltanto un’abilissima mossa per tirare fuori il libro dal maelström della Fiera in modo che sia più facile notarlo e rendersi conto che è un potenziale bestseller.
Insomma: è quel periodo in cui i giochi di oggi sono fatti e ancora non so a cosa giocherò domani.
Nel dubbio, facciamo che la palla la porto io, va bene?

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13

11 2009

Sette giorni dopo (reazioni)

Breve rapporto dopo una settimana di Kindle.

Reazione fisica Le spalle ancora non ci credono che non dovranno più considerarsi uno spin-off di quelle di Atlante. La schiena ringrazia profusamente perché non sta più sempre china. Gli occhi non solo hanno superato indenni la prova, ma se la stanno pure spassando.
Reazione psicologica Sulle prime, incerta. Vedere il numero 14356 in basso a destra (là dove prima c’erano numeri intorno al 250-300) inquieta non poco. Ma il riscatto viene dal numero in basso a sinistra, quello della percentuale. Vedere – chessò – 54% dà un senso pieno di Ordem e progresso come direbbe un brasiliano.
Superato tale disagio, ci si bea della conversione pressoché istantanea e gratuita dei PDF e dell’efficacia della conversione casalinga grazie a Stanza (che gestisce anche i PDF, ma vuoi mettere il brivido dell’invio-ricezione in un soffio?); si gradisce alquanto la presenza di Wikipedia; si maledice – bonariamente – l’home page dello Store che, sfacciata, esibisce parecchi dei libri che si vorrebbero comprare; così, per supplire, si scaricano valanghe di classici.
Reazione sociologica Prevalentemente monosillabica all’interno dello spettro che va da “Uh!” (esclamazione d’invidia-sorpresa) a “Ah!” (esclamazione di vago disprezzo). L’esperienza rivela che gli “Ah!” finiscono per comprarlo prima degli “Uh!”
Reazione produttiva Ottima perché si legge ovunque, senza cartelline rigonfie, fogli che scivolano da tutte le parti, PDF senza numerazione di pagina che ovviamente si mescolano eccetera…
Reazione umana Pessima perché si legge ovunque. [Nota per me: O ne regalo uno a Mr Potts o gli chiedo di scrivermi quello che vuole dirmi e di fare un PDF, così lo posso mandare a convertire e poi lo leggo].
Reazione nostalgica Non pervenuta.

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09

11 2009

Tchuss, Frankfurt (M-Z)

Piccolo riassunto post FBF 2009 (alfabeticamente organizzato; il primo tomo, A-L, lo trovate qui).
Mappa Il vero discrimine tra i professionisti e i visitatori. I primi la ignorano e si muovono come teleguidati, tagliando curve, saltando su scale mobili e camminando a passo più spedito dei marciapiedi mobili. I secondi la osservano a lungo, smarriti, e finiscono nella zona dei libri lituani, realizzando così il sempre spassoso tableau vivant: “Lettori sotto la tenda del padiglione: perplessi.”
Novità Ammesso che esista, è sempre in un ambito diverso da quello di cui ti occupi. Fai romanzi sentimentali? Le novità sono nel romanzo d’azione. Pubblichi saggi di alta levatura? Sorry, abbiamo solo testi divulgativi.
Organizzazione Sempre impeccabile, se si escludono le…
Perquisizioni Standard, rapide (insomma inutili) al Padiglione 8, quello degli americani e degli inglesi. Non standard quella all’ingresso: “Ha coltelli, pistole, spray antiaggressione?” “Certo. E ho anche ago e filo per ricucirmi da sola le ferite.” No, non gliel’ho detto; dubitavo fortemente che l’ironia fosse una delle qualità di quel marcantonio dall’occhio tanto ceruleo quanto assassino.
4 Il padiglione delle meraviglie. Corsie larghe il doppio, silenzio, bar deserti, bagni immacolati. E la zona “nonbook” per divertirsi. Peccato averlo saputo soltanto dopo.
Quittung Magari non sai neppure chiedere “scusa”, però la parola tedesca per “ricevuta” l’hai imparata fin dal primo giorno della tua prima fiera.
Realtà [senso della] Va completamente smarrito nel LitAg (il Literary Agents & Scouts Centre). Per avere un’idea di quanto sia surreale questo posto, basta dare un’occhiata qui. Quando sei lì dentro, potrebbe scoppiare un conflitto atomico e tu continueresti beatamente a parlare – chessò – di genre fiction.
Scrittori A mucchi, a dozzine, a iosa, trattati come principi, ma anche come pacchi da lanciare tra un Blaue Sofa e un (una?) Gespräch mit. Anche se hanno scritto un libro di barzellette sconce, fanno il loro lavoro con una professionalità invidiabile.
Toilette Sono quasi convinta di aver fatto pipì vicino a Herta Müller, però mi sembrava indelicato chiedere: “Scusi, è proprio lei quella che ha vinto il Nobel?”
Tassisti Come gli autori. A mucchi, a dozzine, a iosa. A differenza degli autori, però, tutti turchi. Comunque, nonostante il loro buon inglese, io la Quittung gliel’ho chiesta in tedesco (vuoi mettere la soddisfazione?).
Uscita Insieme a “tiratura” e “anticipo”, la parola pià usata della fiera. Poi sono stata messa di fronte a un libro con data d’uscita “autunno 2013″ e ciò ha suscitato in me un unico pensiero, vale a dire…
Voyager Nel senso che solo Giacobbo potrebbe finalmente spiegare il cosiddetto “Paradosso Spazio-Temporale del Padiglione 8″: dato come punto di partenza il Padiglione 5, il Padiglione 8 risulta raggiungibile dall’esterno in circa 3 minuti e dall’interno in circa 22 minuti (e grazie a parecchie scorciatoie). Se lo chiedete a me, è colpa di un Templare che ha trovato un modo nuovo per raggiungere l’Area 51.
Weißwurst Pessima idea.
Zappa Sono certa che me la sono data sui piedi. Succede sempre: troppe persone, troppi appuntamenti, troppi libri. Ma chissà come e chissà quando. Vuol dire che lo scoprirò alla prossima Buchmesse.

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20

10 2009

Tchuss, Frankfurt (A-L)

Piccolo riassunto post FBF 2009 (alfabeticamente organizzato)
Appuntamenti Pensateli come un carnet di ballo. Dopo un po’, volteggi senza pensarci più e ti ritrovi alla sera con i piedi gonfi e con un ricordo sfocato dei partner con cui hai danzato.
Aereo Per l’ennesimo anno, imperversa la battuta: “Se cade questo aereo, nell’editoria italiana si aprono un sacco di opportunità di lavoro.”
Bratwurst Per l’ennesimo anno, vincitore del premio “Profumo di Fiera.”
Cataloghi Scomparsi, dissolti, cancellati. Fine dello struggimento provato durante le prime fiere: “Lo prendo? Non lo prendo? E, se lo prendo, quanti milioni dovrò pagare di supplemento bagaglio?”
Cosplayer Il sabato entrano gratis. Non che io paghi il biglietto, ma sono tentata. Ho un anno per pensare a come. Suggerimenti?
Depressione Gli americani sono molto più depressi degli europei. Ci guardano pure storto, all’inizio, come se ci volessero chiedere: “Ma lo sapete che c’è la crisi?” Tempo un minuto, però, capitolano davanti al nostro Continental charme (che è un po’ come il Continental breakfast, leggero e di rapido assorbimento.)
Domenica L’unico giorno in cui varrebbe davvero la pena restare, perché gli espositori, pur di non riportarsi indietro i libri, li vendono a prezzi stracciati o li regalano. Ma la stanchezza vince sempre sull’ingordigia.
E-book Per l’ennesimo anno, “Premio Cenerentola.” Ma ho finalmente visto qualche Principe Azzurro con una scarpetta in mano.
Feste Scomparse, dissolte, cancellate. Disappunto di chi aveva imbarcato la valigia piena di strass e di tacco 12.
Gabbie Quelle all’aeroporto, destinate ai fumatori. L’effetto camera a gas è bilanciato dal vantaggio di scoprire come si dice “Il fumo uccide” in almeno 23 lingue diverse.
Hello! Per l’ennesimo anno, “Premio Traduzione Ambigua.” Può infatti significare: “Ma tu chi caspita sei?” “Proprio adesso che devo fare la pipì!” “Perché? Abbiamo un appuntamento?” “Oh, finalmente qualcuno che conosco.” “Complimenti per il ritardo.” “Bella giacca.” “Hai il mascara tutto sbavato, sai?” “Ho fame.” “Ho giusto un libro da sbolognarti, così non me lo porto indietro.” “Non ho una mazza da proporti.” Eccetera eccetera
Irlandesi Guinness a fiumi alle quattro del pomeriggio. Avendo ancora tre appuntamenti, ho declinato. E me ne sono amaramente pentita.
Libri Pochi. Sì, insomma, in numero minore rispetto agli altri anni. Ma sempre troppi.

(- continua -)

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19

10 2009

Consiglio spassionato

1) Sei un esordiente?
2) Hai scritto un romanzo o un saggio?
3) Vuoi mandare il tuo romanzo o il tuo saggio a una CE?
[Se hai risposto "sì" a una o più delle precedenti domande, prosegui. Se hai risposto "no", allora grazie, puoi fermarti qui. A meno che tu non sia curioso...]
4) Ti stai chiedendo quando mandarlo?
[Domanda legittima.]
Risposta:
a) Guarda qui e appuntati le date.
b) Calcola un mese prima e un mese dopo quella settimana (anche un po’ di più, se vuoi, per sicurezza).
c) Evita di mandare il tuo manoscritto in quel lasso di tempo. Dimenticatelo proprio. Rivedilo. Fallo leggere alla mamma o a tuo cugino (sì, quello che ti sta antipatico). Pensa a un altro titolo. Scrivi i ringraziamenti. Insomma fai quello che vuoi, ma non mandarlo.
Finirebbe sepolto sotto migliaia di pagine, sotto decine e decine di altri manoscritti più urgenti, più importanti, più promettenti. [A prescindere? Sì, a prescindere.]
E nessuno lo leggerà mai.

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05

10 2009

Basta?

Entro in libreria e già lo so. Lo so che mi guarderò intorno e, come ogni volta, da tempo immemorabile, mi ritroverò incapace di frenare quel pensiero.
“Ma sarò scema?”
Poco mi consola sapere che, se così è, sono in buona compagnia, nel senso che ci sono almeno altre 37.999 persone come me; perché la domanda − quel pensiero − non viene mai esplicitata tra gli addetti ai lavori, se non in qualche serata stracca, ben sapendo che, la mattina dopo, si torna nell’omertà. Ma cosa pensiamo davvero quando lasciamo cadere un ennesimo fardello di pagine in questa valle di lacr carta? Cosa ci porta a credere di non annegare nell’oblio solo perché, oh, la copertina è così bella, l’autore è così bravo, il romanzo è così riuscito? Insomma: siamo forse scemi a voler continuare questo mestiere o quantomeno ciechi e sordi nei confronti di una realtà che, non appena mettiamo piede in libreria, ci batte sulla spalla e ci dice: “Non ti sembra sufficiente tutto questo?”
Ci credete che, in tutti questi anni, le uniche risposte che sono riuscita a darmi (a darle) sono:
1) No, perché il mio (e quello di altre 37.999 persone) è un lavoro (come un altro).
2) No, perché questa è un’industria (come un’altra).
3) No, perché non bisogna mai smettere di invitare la gente a leggere, in modo che capisca (meglio) la realtà che la circonda o che, semplicemente, trovi un modo per evaderne. Quindi bisogna sempre darle cose nuove,
Basta? Non lo so davvero.

P.S. Per il secondo anno consecutivo, sono sbalordita e onorata dal fatto che tanti di voi abbiano pensato al Secondo piano. Riconoscente, esporrò l’icona ufficiale e me ne vanterò con Mr Potts fino alla nausea. Però, dai, io voterei per lo Zio.

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24

09 2009

Perché? Perché? Perché?

Tutte le settimane mi dico: “Non farlo.” Ma poi ci casco. Sempre. Apro e guardo. No, non mi soffermo più come un tempo; non ho più l’età per certe arrabbiature. E infatti inciampo subito in un: “… sorprende questo Bildungsroman ambientato nel distretto di Banjul, irto di dolente sensibilità seppur velata da un afflato immaginifico…” seguito da un: “… presenta un saggio metaforicamente denso di suggestioni hussleriane…” e da un “… così il vissuto si stempera in una progressione che, latu sensu, è anche una regressione…”
Allora li vedo. Giovanni ed Elena e magari anche Giorgio, il loro primogenito, diciotto anni e una vaga, incostante passione per la lettura. Li vedo che scorrono quelle righe con la vaga speranza di trovare qualcosa e scoprono invece davanti a sé la Fortezza di Cultura, massiccia, inespugnabile, senza neppure una feritoia da cui far passare un po’ di divertimento leggero, di innocua identificazione, di lieta fuga.
Allora li sento. I pianti e i lamenti dell’élite: “Ma perché la gente non legge? Perché? Perché? Perché?”
Finché, pietoso, non arriva Mr Potts: “Oh, mi avevi promesso di smetterla con i supplementi culturali. Lo sai che ti fanno male, no?”

22

09 2009

In sovrimpressione

Mentre passa in sovrimpressione la didascalia: “Ci penso domani”, spegni il computer, la luce, chiudi la porta.
Ed esci.
Ci provi, almeno.
Perché lui è lì che ti aspetta. In agguato.
Ci passi accanto, lo vedi e la scritta in sovrimpressione scorre ancora per qualche istante, poi impazzisce e va fuori sincrono coi pensieri, che diventano: “Ma porca miseria! Non potevi arrivare un’ora fa, così avrei avuto tempo di…”
Ogni resistenza è vana.
Negli anni, ti sei inutilmente spezzata unghie e ferita polpastrelli, quindi sai che è inutile provarci a mani nude. No, le forbici in borsa non le hai e col cavolo che torni di sopra a prenderle. Tanto sai cosa fare: quelle maledette regge di plastica saltano via grazie alla fiamma di un accendino (sdeng, sdeng, sdeng, sdeng) e le chiavi di casa tagliano il nastro adesivo.
Un’innocua nuvola di carta spiegazzata.
E, sotto, lui.
In sovrimpressione accelerata, quasi illeggibile, la didascalia: “Autore? Sì. Titolo? Sì. Foto? Uhm, scura, ma sì. Frase? Brutta parecchio, ma sì. Dorso? Sì. Quarta? Sì. Bandella destra? [lettura a Mach 2] Sì. Bandella sinistra? [lettura a Mach 2] Sì. Oh, il prezzo? Sì. Frontespizio? Sì. Copyright? Sì.”
Soltanto allora lo rimetti giù con un sospiro, chiudi la scatola e la scritta ridiventa: “Ci penso domani.”
Non c’è niente da fare. Non c’è esperienza che tenga. Quando arriva il libro appena stampato, la didascalia in sovrimpressione vibra e dice, sempre e comunque: “Sarà andata bene, stavolta?”

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07

09 2009

Non esiste

Niente. Non una riga, non un segno. Niente sull’autore, figuriamoci sul libro. Territorio vergine.
Succede.
Così, se arriva un manoscritto (straniero) e la ricerca su Internet non dà risultati, non so mai se essere preoccupata o contenta.
Perché un poco inquieta, l’assenza. Sarà voluta o casuale? Significa forse che neppure la CE straniera ci crede, nel libro o nell’autore? Oppure, al contrario, punta a far sgorgare una ribollente cascata d’infomazioni al momento opportuno?
Ma conforta pure, il silenzio. Lascia soli col testo, senza condizionamenti o preconcetti. Libera dalla necessità di confrontarsi con il passato, quale che sia. E’ come mettersi a parlare direttamente con l’autore, senza mediazioni.
E dà un piccolo brivido: quel libro/quell’autore “non esiste” per il mondo, ma “esiste” per te.
Ci si accontenta di poco, da queste parti e di questi tempi.

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13

07 2009

Impressioni a caldo

[impressioni a caldo (loro)]

“Mi sembra sia venuta bene questa campagna per invitare gli italiani ad avvicinarsi alla lettura…”
“Sono d’accordo.  Soprattutto perché abbiamo evidenziato che non bisogna leggere troppo, sennò si ci affatica.”
“Infatti abbiamo mostrato soprattutto giornali…”
“E per dare l’idea che comunque leggere è impegnativo, abbiamo fatto crescere la pila di libri/giornali da una persona all’altra. E la persona che riceve la pila se ne libera in fretta.”
“Comunque  il messaggio è trasmesso con adeguato tatto. Per esempio, facendo sussurrare qualcosa d’incomprensibile  l’uno all’orecchio dell’altro. Per dare l’impressione che comunque la lettura sia un’attività ‘misteriosa’.”
“Eh, già, l’eterno mistero della lettura!”
“Senti, ma gli americani non hanno già fatto una cosa del genere? Non potevamo copiarla?”
“No, sarebbe stata troppo complicata e ‘impegnativa’ per noi italiani.”
“Concordo.”

[impressioni a caldo (mie)]

A differenza di quanto affermato, la bambina non “legge un giornalino” ma un abbecedario; nella pagina dei link ai video spicca un “Visualizza l filmato con Windows Media Player”; lo slogan  “Leggere è il cibo della mente: passaparola” mi sembra piuttosto oscuro in rapporto al filmato; non voglio pensare a quanto costi questa campagna e cosa si sarebbe potuto fare concretamente con quel denaro.
Basta che si faccia qualcosa, dite? Mah.

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06

07 2009

Guardarsi intorno

Guardarsi intorno e vedere i libri fatti.
Guardarsi intorno e vedere i libri da fare.
Guardarsi intorno e vedere i libri da valutare.
Lavorare in una CE comporta anche questa bizzarra sensazione: tu guardi i libri e loro ti fissano di rimando, ti definiscono, ti giudicano, ti rendono quello che sei (e non parlo soltanto di lavoro). E talvolta non è sgradevole. In altri casi, invece, ti sembra di aver operato una selezione eugenetica. E di aver fallito.
Ecco perché, quando vedo i miei libri su quelle bancarelle “tutto a un euro” e loro mi fissano di rimando con aria accusatoria (sì, ve lo assicuro), mi viene voglia di comprarli, per scusarmi.
Prima o poi lo faccio.
Devo solo trovare un magazzino in cui metterli.

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22

06 2009

Fare commercio

Non mi è mai dispiaciuto fare commercio (dei miei libri). Non credo siano molti i mestieri in cui si ha la possibilità di spiegare a chi deve vendere un certo prodotto perché quel prodotto ti ha colpito, perché ci credi, perché lo consigli. Non mi è mai pesato mettermi nei panni di chi deve andare da un libraio e dire: “Senti, questo è veramente bello e adesso ti spiego perché.” Neppure se poi il libro va male. Nel nostro piccolo mondo, tutti godono di una certa tolleranza (quando si galleggia, si galleggia tutti insieme e quando si affonda…)
Sarà l’età (com’è utile avere un’età in cui si può affermare “Sarà l’età” ed essere presa sul serio), sarà che a maggio la volata è quasi finita (e il prossimo anno già ti fiata sul collo), sarà il caldo… ma in questo periodo fare commercio (dei miei libri) mi pesa. Non che questi libri siano più brutti dei precedenti o che io sia meno convinta. E’ che il balletto-rituale-scommessa mi ha un po’ stancato. Vorrei che i libri parlassero da soli, che nella sala in cui tutti aspettano da me ragioni, spiegazioni e numeri ci fosse silenzio perché tutti stanno leggendo il libro che ho portato. Vorrei che tutti scoprissero da soli il motivo della scelta e la difendessero “con parole loro”. Vorrei discutere, trovare altri motivi per sperare o disperarmi, per correggere il tiro (in alto o in basso), per litigare o esaltarmi…
Sì, deve essere il caldo.
O forse sono io.
Appunto.
I’m a Dreamer, Aren’t We All?

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25

05 2009

La folla

Niente induce un autore a sentirsi tale come la folla. Neanche l’editing più cruento, neanche l’intervista più prestigiosa.
C’è quello con l’aria distaccata, ma lestissimo a scarabocchiare la dedica.
C’è quello con l’occhio assassino, che capisce subito se il suo libro ti è davvero piaciuto.
C’è quello modesto, che quasi arrossisce, ma si scioglie non appena ti avvicini.
C’è quello alla mano, che sembra abbia voglia di parlare solo con te e quasi di portarti a cena.
C’è l’irraggiungibile, che tutto dà (sulla carta) e nulla concede (de visu).
Eppure, nella follia cartacea di Torino, tra mille mani che prendono e lasciano, tra mille occhi che setacciano i libri nella speranza di trovare la risposta a ogni interrogativo esistenziale, il culto dell’individuo, della carne e delle ossa, diventa una cosa quasi piacevole. Perché viene celebrato con toni di quieta ammirazione, venata di una leggera perplessità e di un vago senso di comunanza. Come se davvero ci fosse un legame, tra autore e lettore. E questo, per noi che stiamo dietro quella cosa chiamata libro, pesa più di una buona recensione.
Certo, se poi lo comprassi pure, ’sto maledetto libro, invece di farti fare l’autografo sul biglietto della fiera, saremmo ancora più contenti, eh?

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19

05 2009

Balletto

prende-legge-posa
prende-posa-prende-legge-posa
prende-prende-prende (!)
prende-posa-prende-posa-riprende-legge-prende
ignora-torna-prende-posa
prende-legge-prende-posa
prende-legge-prende-legge-prende

Come ogni anno, aiutata da un complice che fingeva di conversare disinvoltamente con me, ho fatto la piccola vedetta libraia, spiando i lettori che circolavano intorno ai miei libri.
Come ogni anno, speravo di capire, di cogliere i significati nascosti di quel balletto, per sbagliare meno, per convincere di più.
Come ogni anno, due sole certezze.
Come fai sbagli.
E, se per caso non sbagli, non saprai mai perché.

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18

05 2009

Nausee

Io, a Torino, mi vengono le nausee.
La prima nausea è quella dell’arrivo e nasce dalla sensazione che i libri esposti siano esattamente quelli dell’anno scorso, che ti abbiano aspettato lì, intoccati persino dalla polvere, immersi in un eterno presente misto di nobiltà letteraria e disinteresse totale.
La seconda nausea è quella del mio stand e nasce nel vedere tutti (o quasi) i miei libri insieme, allineati, impilati, ammucchiati o torreggianti. Il conato d’identificazione con Anna Magdalena Wilcke è immediato. E sappiamo bene com’è finita quella povera donna.
La terza nausea è quella della troppità e nasce semplicemente passeggiando tra le file, le pile, i mucchi e le torri delle altre CE. E ovviamente si accompagna alla quarta nausea, quella dell’inutilità.
Ma voi non lasciatevi condizionare.
Perché a tutti voi che ci andate, a Torino, che guardate rapiti le file, le pile, i mucchi, le torri e che comunque vi caricate di carta, vi voglio bene.
E vi capisco.

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14

05 2009

Tragedia in due battute

C’era una volta…
Una CE!, diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un’autrice.
Non era un’autrice nobile, ma una semplice, onesta autrice, di quelle si leggono per passare il tempo e magari per riscaldare il cuore.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questa autrice scrisse un libro che ebbe una prima tiratura di 88.500 copie, ne vendette 64.925 ed entrò nella classifica del New York Times.
Appena questa autrice ebbe visto quelle cifre, si rallegrò tutta e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce: chissà quanto ci guadagnerò.

Volete sapere come va a finire questa storia? Basta andare qui.
Volete la tragedia in due battute? $0.
True story, chioserebbe Barney Stinson.

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08

05 2009

Tempo una settimana

Per fare un libro ci vuole tempo

Tempo per scriverlo
Tempo per trovarlo
Tempo per editarlo/tradurlo
Tempo per sapere quante copie tirare
Tempo per farlo conoscere
Tempo per venderlo

Ecco perché il seguito di un romanzo non esce la settimana successiva a quella in cui è apparso il primo romanzo. E neanche il mese successivo.
Ecco perché il libro straniero non esce la settimana successiva a quella in cui è stato comprato. E neanche il mese successivo.
Ecco perché un libro italiano non esce la settimana successiva a quella in cui è stato consegnato. E neanche il mese successivo.
Ecco perché, se un lettore mi chiede “Ma quel libro non è ancora uscito?”, ridacchio e spiego.
Ecco perché, se un AA mi chiede “Ma quel libro non è ancora uscito?”, lo scarico con eleganza.
Ecco perché, se uno che lavora in una CE da svariati anni mi chiede “Ma quel libro non è ancora uscito?”, m’incazzo.

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30

04 2009

Armadi

Ci hai provato ed è andata male. Riprovarci? In qualche raro caso è possibile, addirittura consigliabile; in moltissimi casi è un suicidio e basta.
Già, ci hai provato ed è andata male, però lui (o lei) non lo sa oppure non gliene importa. Continua a scrivere. Anzi sembra che scriva più di prima. E infatti, come la pioggerellina di marzo che picchia argentina sui tegoli vecchi, i suoi libri, appunto, piovono sulla tua scrivania. Tu li guardi, sospiri, e li metti via. Senza avere il coraggio di rimandarli all’AA o alla CE straniera.
Però ogni tanto apri un armadio e te li trovi davanti, allineati, in attesa. Di una traduzione, di una copertina, di un piano marketing. Che non arriveranno. Eppure, nonostante tutto, proprio non ce la fai, a impilarli dentro una scatola e a rispedirli indietro, a liberartene per sempre.
Così richiudi l’armadio e ti allontani in fretta.
E poi dicono che i fantasmi non esistono. I miei hanno addirittura il codice ISBN.

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24

04 2009

Sovraccarico

Immaginate di trovarvi in una grande libreria in cui ci sono solo libri che non avete mai letto. Potete prendere quello che volete, ma a tre condizioni: avete un tempo limitato; se valutate un libro e poi lo mettete giù, non potete più riprenderlo; se scegliete un libro, vi impegnate a parlarne a chiunque, a difenderlo e a diffonderlo con convinzione.
Se mi avete seguito fin qui, vi siete fatti un’idea (di una parte) della mia quotidianità.
Poi ci sono momenti in cui la “libreria” si allarga a dismisura. Nelle ultime due settimane, per esempio, ho ricevuto una valanga di “liste” di autori e di libri da CE straniere e AA. Un migliaio di pagine, con circa quattro “presentazioni” per pagina. A ciò, vanno aggiunti i libri – i manoscritti –, al ritmo di cinque-sei al giorno, per una media di tre-quattrocento pagine ciascuno. Fate voi i conti.
Lungi da me sostenere che l’ansia, la pressione, le richieste dall’esterno e dall’interno – insomma tutte quelle cose che portano a un sovraccarico di lavoro – siano caratteristiche che appartengono soltanto alle CE. Ma forse qui, sotto lo sbrindellato ombrello della “cultura”, tra superlativi assoluti e dati di vendita, tra storie incredibilmente vere e storie credibilmente inventate, tale sovraccarico si sente un po’ di più, se non altro a livello emotivo.
Almeno finché non ci si imbatte nella presentazione del calendario 2010 tratto dal bestseller What’s Your Pee Telling You?
E si torna sulla terra.
Con una bella risata.

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15

04 2009

Insert title here

Ormai ho in uggia il processo che conduce al titolo di un libro. Forse ne ho battezzati troppi, ma brucerei volentieri una foresta di bastoncini d’incenso in onore di ogni autore il cui libro ha un titolo che rientra nelle categorie dei “traducibili” e degli “efficaci”. In entrambe, ovviamente. Perché una sola non basta.
E no, non li voglio neanche ascoltare, i puristi del titolo originale. Perché mi possono fare mille esempi e io posso far loro mille controesempi. Stallo.
Talvolta mi viene voglia di lanciare la moda del titolo originale-originale. Nella lingua d’origine, cioè. Certo, poi verrebbero fuori cose del tipo Ihmislapsia elämän saatossa e vi voglio vedere, in libreria.
Tutto ciò per dire che, da quando ho trovato questo blog, mi sento meno sola.

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02

04 2009

Sentimental And Melancholy

Lo ripeterò fino alla morte: non mi frega cosa, basta che si legga.
Poi però mi capita fra le mani un libro del 1925.
Mica uno di quelli importanti, decisivi, classici. No. Un libro bello, certo, ristampato negli anni, ma d’interesse generale piuttosto limitato.
E ne esce fuori una prosa densa eppure leggera, una capacità di descrivere soffermandosi sui particolari giusti, un equilibrio ammirevole tra senso e forma.
E mi chiedo se abbiamo sbagliato.
Se abbiamo sbagliato noi, che i libri li facciamo, li “proponiamo” (adesso si dice sempre così).
Se hanno sbagliato loro, gli autori, che i libri li scrivono.
Non sono nostalgica, badate. Be’, non troppo, insomma. So benissimo che non si può inseguire (imporre?) quella lingua.
Ma la sua chiarezza, sì.
La sua necessità, sì.
Perché una simile prosa oggi è un dono rarissimo.
Da entrambe le parti della barricata.

PS Il titolo del post lo potete ascoltare qui.

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17

03 2009

Sfumature

Ignoro se sia così ovunque, ma nel mio caso non ci sono sfumature di grigio. Gli autori sono bianchi o neri, simpatici o antipatici. Nessun “abbastanza”, “prevalentemente”, “a volte”. E, in caso ve lo stiate chiedendo, no, l’antipatia non va di pari passo con il successo. Ho conosciuto individui odiosi e molto popolari, ma anche persone amabilissime e altovendenti. Di conseguenza, almeno per me, l’idea dello scrittore nato sotto il segno di Saturno (una convinzione a cui molti ancora si aggrappano) si è dissolta per lasciare il posto a quella (assai meno romantica) della professionalità. Tranne casi eccezionali, in positivo e in negativo, per quanto mi riguarda, l’autore è quello che scrive.
Ciò non toglie che, in certi giorni, mi verrebbe voglie di inseguirne qualcuno brandendo una mannaia.
E, in caso ve lo stiate chiedendo, sì, oggi è uno di quei giorni.

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05

03 2009

La parte più difficile

“Ho pubblicato un libro”, affermano. Ma allora “perché il mio libro non è nelle librerie, nei supermercati?” Mi aspettavo che succedesse. Che i vari siti “fai da te” – e uno in particolare – dessero origine a simili proteste. Non voglio pensare che non fosse chiaro fin dall’inizio. Forse semplicemente non hanno capito. E adesso alcuni si rivolgono alle CE come se fossero lo sbocco naturale del loro percorso, come se disporre di quel fascicolo rilegato fosse la parte più difficile, ormai superata.
Ovviamente spiego che quella non è affatto la parte più difficile. Parlo di scelte editoriali, di distribuzione. Ma è sempre triste vedere fino a che punto ci si può illudere. E quanto sia facile illudere.

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02

03 2009

Sacerdotessa

Sì, l’ho fatto.
E lo rifarò.
Ho strappato copertine, inserti fotografici, illustrazioni, prefazioni, postfazioni, indici analitici, note e persino pagine singole.
E non me ne pento.
Tanto tempo fa, in una galassia lontana… la semplice idea di “intaccare” un libro mi sconvolgeva. Poi invece ho capito che i libri si reincarnano (si reincartano?) anche attraverso questo processo di distruzione. Perché non si distrugge mai a caso: lo si fa per realizzare un’edizione diversa, più bella, più completa o magari soltanto aggiornata. Si dà una nuova vita al libro, appunto.
Su una cosa però non transigo: il sacrificio lo devo celebrare io.
E allora succede che, alla mia porta, si affacci qualcuno che regge il libro designato con entrambe le mani, a mo’ di offerta votiva. “Sai, ci sarebbe bisogno dell’inserto…”
Allora io agisco: precisa, rapida e misericordiosa.
L’infallibile sacerdotessa del taglierino.
Quasi quasi lo metto nel curriculum.

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27

02 2009

Tirarsela

L’ho cercato per mesi.
E l’avevo anche trovato. A 375 dollari.
[Va bene la passione, però ci sono dei limiti.]
Poi, d’improvviso, eccolo.
Intatto, completo, a un prezzo accettabile.
Ordine inoltrato.
Pacco arrivato.
Pacco aperto.
E’ lui!
Testa che gira.
Ma non per l’emozione.
Per la puzza.

Insomma ho trovato e comprato e ricevuto un libro che inseguivo da tempo. E adesso non mi ci posso neanche avvicinare, pena l’asfissia. E io che ci avevo pure scherzato su…
In rete, si consigliano aceto, candele, lettiere per gatti, lampade Berger, deodoranti dry, borotalco… Insomma, soluzioni che puzzano (ehm) quasi più di stregoneria che di scienza.
Intanto però lui, solo e negletto, giace sul balcone di casa mia. Almeno finché i vicini non cominceranno a protestare.

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24

02 2009

Malfidati

Malfidati di natura, gli AA o le CE straniere sempre più spesso vogliono avere l’ultima parola sulla copertina del “loro” autore. Spesso tutto si risolve con un “bellissima!” (che è pure gratificante), ma qualche volta è capitato il contrario, con risultati (a mio umilissimo parere) disastrosi. A parte l’assurda possibilità che la CE scelga apposta una copertina orribile (evidentemente per non far vendere il libro), c’è una valanga di elementi che dovrebbero tranquillizzare “gli stranieri”: mi avete venduto il libro, avete visto l’impegno che vi ho profuso, ci siamo scritti e confrontati… e, soprattutto, io conosco il mercato italiano meglio di voi. Altrimenti ci scambieremmo le scrivanie.
Nel caso particolare, poi, che i francesi – il cui numero di pessime copertine è doppio rispetto a quello dei loro grandi scrittori – muovano appunti su una copertina è una cosa che proprio non mi va giù.

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18

02 2009

Proprio così

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere, tutto quello che una CE non vi potrà mai dire.

From the Typewriter to the Bookstore: A Publishing Story

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02

02 2009

Come se

E’ che talvolta ti viene proprio voglia che vadano male i libri, cioè che non li legga nessuno. Perché, quando vanno bene, tutti – ma proprio tutti – si sentono in dovere di muovere delle critiche o al testo o alla copertina o alla bandella o a tutte queste cose insieme. E’ come se, non esercitando questo loro diritto, non possano essere ammessi alla festa del successo. E’ come se, così facendo, dimostrino di aver partecipato alla nascita del libro. E’ come se, grazie al loro contributo, il libro venisse osservato da un nuovo, imperdibile punto di vista.
Le critiche sono giuste e possono essere utili. Certe però (mi) fanno letteralmente imbufalire. Sono le critiche a-vocaliche (”Non mi è piaciuto.” “Perché? “Hmps…”), le critiche “io lo so e tu no”  (”Che ignorante! Come fa a dire che quello è un episodio della vita di Napoleone?” “Be’, veramente lo raccontano così lo studioso X, il testimone Y e una lettera autografa… come si dice nella bibliografia.”), le critiche “ragiono con tutto ma non con il cervello” (”Bah, il nome del protagonista è proprio orribile.”) e le critiche “stavo pensando ad altro” (”Però che finale stupido,  quando la moglie lo uccide…” “Guarda che non lo uccide lei, ma il cugino.”)
Mi sembra che Anatole France abbia detto: “I libri sono l’oppio dell’Occidente.” Chissà se aveva immaginato anche questi effetti collaterali…

P.S. Continuo a non avere tempo di commentare i commenti. Ma voi scrivete, perché io vi leggo. E’ questo che volete, no? :-)

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29

01 2009

Umiliati e invidiosi

E dopo anni di sposta la scritta, ingrandisci il particolare, cambia carattere, virala in blu, voglio un’altra immagine, ci deve essere una figura femminile, allunga il titolo, unisci le foto, metti un albero in quarta, abbassa tutto, non si legge una mazza, non c’entra una cippa e, soprattutto, l’immarcescibile fa così schifo che non la vorrei neanche per un libro della concorrenza, ti imbatti in queste.
No, non sono semplicemente belle. Sono umilianti. Sono come certe (rarissime) frasi che trovi in certi (rarissimi) libri e che ti fanno borbottare: “Perché non mi è mai venuto in mente di dirlo così?”
Sono così umilianti che, per essere sincera, la loro accecante raffinatezza e la loro elegante (ma anche sfacciata) autonomia dal testo che “racchiudono” un po’ mi disturbano.
Ma forse è solo invidia.
Forse, eh?

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23

01 2009

Zero per due

Me l’hanno detto gli uomini e le donne “dei numeri” quindi ci credo. C’è questo libro, uno dei tanti. Non è Esegesi del Abhijñānaśākuntalam, ma neppure Nababbo anche tu! (con un assegno da un milione di euro come segnalibro). Non è troppo strano né troppo normale. Non ha una copertina orribile né affascinante. Appunto: un libro, uno dei tanti.
E questo libro, da due settimane, non vende neppure una copia.
Zero, Null, nada.
Sarebbe quasi normale se fosse “vecchio”. Invece è nato da meno di sei mesi e, intorno a lui, i suoi “fratelli di uscita” sono ancora discretamente vivaci.
“Perché?” ci siamo chiesti allora noi, io e gli uomini e le donne dei numeri.
E ci siamo dati l’unica risposta possibile: sono arrivati gli alieni con un carico di occhiali da sole.
Però, quando si guarda quel libro, gli occhiali non rivelano scritte del tipo: OBBEDITE, SPENDETE o GUARDATE LA TV.
Bensì il monito: SCEMO CHI LEGGE.

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09

01 2009

Bilancio

Guardando le classifiche dei titoli più venduti di fine anno, viene fuori che il (piccolo) popolo dei lettori desidera sapere tutto di vampiri glabri, di sfigati solitari e di criminali incalliti, ma anche di potenziali suicidi, di topi sedentari e di draghi blu. Idolatra la televisione e gli oroscopi, eppure è religiosissimo. Vuole togliersi il vizio del fumo mangiando a quattro palmenti. Ama ridere, ma diventa serissimo se si parla di calcio, di magia o di bagna caôda.
E adesso ditemi voi se il mio è un lavoro che può essere fatto da persone normali.

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12

12 2008

Dissolvenze

    [Dissolvenza in apertura. Un ufficio pieno di scatoloni;
    una melodia d'arpa in sottofondo]
    VOCE OFF

Un tempo arrivava solo la carta. Bozze rilegate o pesantissime risme legate con elastici o poderose clip uscivano da scatoloni contusi, sofferti, talvolta pure umidicci. E tu li sollevavi, entrando poi nel tuo ufficio onusta di carta, con la sensazione che stavi facendo qualcosa, che non ti limitavi a leggere. Circondata dal potere fisico della parola cartacea.

    [Dissolvenza incrociata. Una scrivania;
    la melodia d'arpa continua]
    VOCE OFF (cont.)

Oggi c’è il pling continuo dell’email, vero. Ma i libri continuano ad arrivare, eccome. Però sono libri tristi. Perché non sono stati comprati quando erano ancora soltanto un allegato a un’email, perché sono – orrore! – usciti da un bel po’ nel loro Paese d’origine e nessuno – a parte forse qualche CE bulgara o polacca – li ha voluti portare nel proprio. Il potere fisico della parola cartacea continua a circondarti, ma è un potere infiacchito, e si sente.

    [Dissolvenza incrociata. Una libreria stipata di volumi;
    la melodia d'arpa continua]
    VOCE OFF (cont.)

Sennonché, un giorno, proprio lì, tra “i cartacei”, trovi un libriccino dall’aria normale, con le solite frasi in copertina, con l’usuale riassunto in quarta. E decidi di leggerlo e ti piace e lo compri e lo pubblichi.

    [Dissolvenza al nero]

Questo cortometraggio (?) non ha una morale e non ha neppure una fine, lieta o triste che sia.
Serve solo a ricordarmi che, nel mio mestiere, ci vuole soprattutto culo. Virtuale o cartaceo che sia.

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10

12 2008

In Italia 640

Con le copertine, grosso modo, succede così. O si adotta lo stile matrimoniale (”Tutti i libri sono fedeli a un’impostazione e a una soltanto”) o si adotta lo stile playboy (”Ci provo con una nuova ogni volta”). Il primo è assai allettante, perché fa balenare la speranza di chiudere una volta per tutte l’odiato, faticoso, snervante processo decisionale. Certo, l’iniziale scelta del colore passerà attraverso un’analisi di tutti i pantoni conosciuti, mentre quella dei segni grafici richiederà una conoscenza della geometria iperbolica e di qualsiasi font dall’Helvetica al Kitchen Kapers II (regular). Quanto al risultato, non ci sono mezze misure: trionfo (la copertina trasformata in un marchio di eccellenza) o disfatta (la copertina trasformata in un marchio d’infamia). Va da sé, tuttavia, che la prima eventualità è piuttosto rara.
Nel secondo caso, invece, ci si tuffa nel tempestoso mare dei tentativi, delle varianti e delle incomprensioni. E si affronta un battaglione di grafici decisi a scrivere autore e titolo in un corpo leggibile solo con un microscopio elettronico a scansione; a usare proprio quell’immagine che costa come una manovrina correttiva; a intestardirsi su una combinata font+immagine declinata in tutti i viraggi possibili e impossibili e a puntare sempre nella direzione opposta a quella indicata in riunioni in cui la ridondanza concettuale ha regnato sovrana. Anche qui, di solito, il risultato oscilla tra due estremi: “Oh!” e “Bleah!”, ma è più facile lasciarsi i fallimenti alle spalle e ricominciare.
Ecco perché i prudenti uomini e le sagge donne delle CE, che per inclinazione sceglierebbero sempre la via del “finché macero non vi separi”, si ritrovano spesso costretti a fare i libertini.
Senza neppure un Leporello che tenga i conti.

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03

12 2008

Barche contro corrente

Buffo mestiere, quello di chi lavora in una CE. Tra l’acquisto di un libro e la sua pubblicazione possono passare anche un anno e mezzo, due anni (e, per alcuni libri, pure di più). Diciotto-ventiquattro mesi: ecco il tempo in cui sei stato accanto a quelle pagine, a quelle idee, a quella ispirazione; in cui hai discusso, corretto, approvato; in cui hai promosso, spinto, esaltato. Anche il lancio di un nuovo modello di lavatrice prende tempi lunghi, ma l’oggetto finale è “unico”, inequivocabile. Il libro, invece, è tutt’altro che unico e certamente non è inequivocabile. Buffo mestiere, quello che ti chiede di scegliere adesso il campo futuro in cui l’immaginazione si dovrà confrontare con la realtà – o la realtà con se stessa – senza neppure darti la possibilità di stuzzicarla, quell’immaginazione (avete mai visto una campagna pubblicitaria per un libro che fosse anche solo vagamente paragonabile a quella per certi film?), e senza sapere come sarà la realtà.
È per questo che molti trovano faticoso leggere? Perché il libro è un oggetto carico di una (breve o lunga) storia/Storia e visionario nel contempo?
“Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.” Come al solito, difficile dirlo meglio di Fitzgerald.

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21

11 2008

Lastricata

La Library of Unwritten Books è composta soltanto da libri “in potenza”, raccolti attraverso interviste – casuali – a persone che “spiegano” quale libro sognano di scrivere (di vedere pubblicato).
La versione letteraria della proverbiale strada per l’inferno, insomma.
Al di là dell’indubbia suggestione dell’idea in sé, mi sembra che Shirley Dent, in questo articolo sul Guardian, abbia ben colto l’atteggiamento mentale che emerge da questa (non)biblioteca:

Instead of peddling the lie that we are all authors now and that the only tale that matters is our own, why not put trust in that literary culture? Beyond the individual, beyond community, society needs to believe in and recognise great literature. This belief is about reading not writing, it is about society rather than community.

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14

11 2008

Nel tuo futuro…

La fisso. Una paginetta in bianco e nero. Una pitch in fondo abbastanza simile a quella che la segue e quella che la precede. La foto dell’autrice, una donna del tutto normale, con uno sguardo un po’ impallato. Brevi recensioni positive – riferite ai suoi libri precedenti – tratte da quotidiani e periodici non di primo piano. Informazioni tecniche: codice ISBN, pagine, dimensioni, prezzo, data di pubblicazione.
Facendo pulizia, mi è capitato tra le mani il catalogo della CE straniera che ha pubblicato uno dei più grandi bestseller degli ultimi tempi. E la presentazione del suddetto.
Anonima, banale, trascurabile.
Quasi quasi mi riciclo come “Catriona la bibliomante“.
Non ci azzeccherei comunque, ma farei certamente più soldi.

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10

11 2008

Nothing more than feelings

Talvolta ho la sensazione che La cognizione del dolore, La luna e i falò e Il grande Gatsby che tengo nel mio ufficio mi guardino con un’aria a metà tra l’offesa e la compassione.

Talvolta mi viene voglia di prendere in mano un libro “sfortunato” e chiedergli: “Si può sapere perché non hai venduto una cippa? E’ colpa mia o è colpa tua? Parliamone, dai. Pacatamente. Serenamente.”

Talvolta vedo un libro che mi piaceva ma che è stato pubblicato da qualcun altro e mi viene da dire alla prima persona che passa: “Compra quello. Vuol dire che la prossima volta, per ringraziarmi, ne comprerai due dei miei.”

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31

10 2008

Prendere/perdere

Avanti il prossimo.
Come sempre, l’ho guardato con diffidenza, l’ho scorso, rapida, sono andata un po’ avanti e un po’ indietro e poi, sì, ho deciso di leggerlo. E, piano piano, scalando pareti di dubbi e di domande, di perplessità e di paure, mi sono vista mentre ne parlavo agli altri, mentre sceglievo la copertina, mentre scrivevo la presentazione, mentre lo difendevo o lo esaltavo, mentre cercavo di staccarlo dalla massa, mentre lo citavo con fintissima disinvoltura a un giornalista…
Così, alla fine… Va bene, lo prendo.
Avanti il prossimo.

Altri in amar lo perde, altri in onori,
altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;
altri ne le speranze de’ signori,
altri dietro alle magiche sciocchezze;
altri in gemme, altri in opre di pittori,
ed altri in altro che più d’altro aprezze.

Se devo perderlo (e succederà, come succede a quasi tutti), oggi mi va bene perderlo anche in questo modo.

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29

10 2008

Order, red?

Scusate, ma oggi vado particolarmente di fretta (cling! Oh, che bello, è arrivato un altro manoscritto!) e il programma editoriale per il 2010 [sì, il 2010] si stende davanti a me come un terreno roccioso da dissodare). Vi lascio quindi a riflettere su un bell’articolo sulla traduzione che avevo messo da parte e quasi dimenticato. Sarebbe bello trovare un luogo in cui raccogliere tutte le definizioni del mestiere del traduttore…
Ah, già che sono in vena di consigli di lettura, prima o poi procuratevi questo libro: Cesare Pavese, Officina Einaudi. Lettere editoriali 1940-1950, pubblicato da Einaudi. Uno sguardo al mondo editoriale “da dentro”, doloroso come un’operazione chirurgica e tagliente come un diamante. In più, non è che le cose siano granché cambiate, neh?

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28

10 2008

Occhio di lince drago

“Ah, questo l’abbiamo fatto stampare in Cina.”
“Bello, mi sembra venuto davvero bene. Ci sono stati problemi?”
“No, tutto liscio. Anche se… Be’, sì, è stata un’esperienza un po’ umiliante, in un certo senso.”
“Umiliante? Perché?”
“Noi abbiamo dato il visto si stampi. Abbiamo visto le ciano, insomma, e le abbiamo mandate indietro. E a quel punto è arrivata un’email dallo stampatore.”
“Qualcosa non andava?”
“Ecco… lui… aveva trovato due refusi.”
“Lo stampatore cinese aveva trovato due refusi nel testo italiano?”
“Già.”
“Oh.”

[L'ho sentita per caso a Francoforte, quindi non chiedetemi spiegazioni e/o approfondimenti. Certo che un po' inquieta...]

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27

10 2008

Pitch

In America e in Inghilterra, all’interno del mondo delle CE, la parola pitch identifica quella descrizione (un po’) a effetto che l’autore (o l’AA o la CE) fa di un libro per “venderlo”. Deve essere chiara, sintetica,  allettante, andare al punto, incuriosire, svelare qualcosa ma non troppo. Un vero tour de force, insomma.
Ecco due pitch diverse per lo stesso, celeberrimo romanzo.

  1. “Murder! Intrigue! An insular circle of wealthy friends play a more and more dangerous game, resulting in deadly consequences for all. A must-read political thriller.”
  2. “A jaded but witty look at the shell-shocked ‘Lost Generation’ after WW1, examining the apathy and nihilism of the age through a clever noir plot and tight minimalist dialogue.”

Non l’avete indovinato? La soluzione è in questo post di Jason Pettus sul blog Authonomy. Se l’avete indovinato, leggetevi lo stesso il post ( e magari date un’occhiata all’intero progetto di Authonomy). Neppure io (!) avrei saputo illustrare così bene “the fine art of the book pitch”.
E poi non dite che non vi svelo i segreti del mestiere, eh?

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23

10 2008

Ieri, oggi, domani

L’altro giorno mi imbatto in una “lettera al direttore” di un lettore ventiseienne. Che si lamenta del fatto che i libri sono troppo cari e che le biblioteche non sono un’alternativa praticabile, perché le liste d’attesa per certi libri sono interminabili e, quando finalmente si arriva in cima, quel libro è già “passato di moda”.

Ieri sera, una giornalista ha lanciato in diretta televisiva il suo grido di dolore contro le librerie, luoghi desolati in cui ormai si trovano in prevalenza volumi inutili se non spregevoli, per di più corrotti da errori di grammatica e di ortografia. Il rimedio? Rieditare un certo romanzo russo “esaurito ma non fuori catalogo” (sic) di 858 pagine.

Oggi contemplo queste due posizioni con la voglia di prendere il ventiseienne e la giornalista a calci nel sedere e, nel contempo, di dar loro ascolto. Com’è possibile che si applichi l’etichetta “caro” a un prodotto che può costare 5, 6, 7 euro? Com’è possibile che un libro “passi di moda” come una Pinko Bag? Com’è possibile che si dipinga la libreria come un posto così squallido? Com’è possibile che il piacere della lettura si debba incarnare in un unico libro, per quanto bello e importante?

Eppure entrambi sono lettori, i miei veri datori di lavoro. Quindi, da qualche parte, in qualche piega del loro ragionamento, ci deve essere un granello di verità. Posso soltanto promettere che cercherò di trovarlo.

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06

10 2008

Partenze, party, latinorum

  • Il nuovo trend della Fiera è non prendere appuntamenti al sabato. Ovviamente io ne ho un po’ e temo che, in qualche caso, mi troverò a fissare un tavolino vuoto dopo aver fatto una corsa mozzafiato tra i padiglioni. E la sensazione sarà quella di essere arrivata a un appuntamento al buio senza trovare nessuno perché l’altra parte – che ti ha osservato di nascosto – non ti ha ritenuto degna neppure di un anodino scambio di convenevoli.
  • Quest’anno mi do alla mondanità: (almeno) due party. Per essere ammessi, bisogna presentare l’invito, il pass e un documento con fotografia. Probabilmente si viene pure perquisiti. Date le premesse, come minimo mi aspetto di trovarmi accanto a George Clooney, Al Gore e Britney Spears. Oppure a un sacco di arabi.
  • No, caro AA, non mi lascio impietosire dal fatto che mi mandi un’email con le ultime recensioni del libro-che-vuoi-piazzare-a-tutti-i-costi-prima-della-Fiera alle 23.43 di sabato sera. E che me ne mandi un’altra alle 8.12 di domenica mattina. E che il lunedì mattina alle 8.15 mi dici che l’hai venduto in Ungheria. Gutta cavat lapidem, certo. Ma anche A posse ad esse non valet consequentia. Rassegnati.
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23

09 2008

Beata te

“Beata te, che leggi tutto il giorno!”
A parte che non è vero, vorrei proprio vederlo, quello che dice così, a leggere tutto il giorno. Soprattutto a leggere libri che ti arrivano così, nudi, magari lontani anni luce dai propri “gusti”. E a farlo con davanti il bivio “scegli o scarti”. Nel giro di un’ora (sono buona) comincerebbe ad agitarsi, a sbuffare, a distrarsi.
Ammettiamolo, una buona volta: leggere è faticoso.
È faticoso come incontrare una persona nuova, della quale devi (vuoi) conoscere magari non tutto, però qualcosa; come arrivare in un Paese straniero senza cartina o guida; come ritrovarsi circondato da individui che parlano una lingua di cui tu conosci i rudimenti, ma non le sottigliezze.
È bello, tutto ciò?
Indubbiamente. È più che bello.
Ma è anche faticoso.
E tu che adori leggere, che vorresti un libro in mano a ogni persona sopra i sette anni, che esalti il ruolo della parola scritta in questa società dominata dagli stimoli visivi e sonori, sì, proprio tu (mon semblable, mon frère!), non devi dimenticarlo mai. In particolar modo quando ti lanci in una delle tue giustissime, sacrosante tirate a difesa del libro.
Non nascondere mai che leggere è fatica. Ma poi aggiungi che è una delle poche fatiche a essere sempre premiate.

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18

09 2008

Scoperte, ritorni, inizi, versioni

Il torrente di proposte pre-F si sta ingrossando.

  • Con incredibile ritardo, gli americani hanno scoperto l’astrologia. E si sono scatenati – librescamente parlando – al punto che un autore si presenta come esperto di “medieval and renaissance-horary astrology”.
  • Sono martoriata da AA che mi offrono il terzo (o il quarto, o il decimo) libro di una serie dopo che ho rifiutato i primi due (tre, nove) rispettivamente nel 2007, nel 2006, nel 2005 eccetera. Probabilmente contano sul mio progressivo rimbambimento senile. (E non è detto che sbaglino.)
  • “Lo so che questo personaggio/tema non è molto conosciuto/diffuso in Italia…” Quando le email iniziano così, possono soltanto peggiorare.
  • “Ti mando il manoscritto completamente editato…” … di un libro che ho rifiutato due mesi fa. In questo caso, porgo i miei più sentiti ringraziamenti a Word e alla funzione “confronta versioni”. Spietata, ma indispensabile per accorgersi che “completamente editato” in questo caso significa: “abbiamo aggiunto qualche virgola”.
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16

09 2008

Classe

“Vuoi tu, rappresentante di vendita della CE, prendere in matrimonio questo libro, esaltarlo, promuoverlo e chiederne ristampe finché macero non vi separi?”
“Ehm… Sì, in linea di massima, sì. Prima, però, posso rileggere il contratto prematrimoniale?”

Se un libro va male, la CE (tutte le CE?) prende la cosa con una certa classe. A meno che quello non fosse l’unico, assoluto, incontestabile libro su cui si giocava il destino di un anno intero, non ci sono di solito processi pubblici, ma c’è un dolore silenzioso, esplicitato in profondi sospiri o in esclamazioni poco ortodosse. Sarà il tempo a mettere su quel libro l’etichetta “disastro”, a dargli un posto nelle leggende dei babau editoriali e – si spera – a farlo cadere all’oblio.
Soltanto una parte della CE darà voce al dolore. Quella formata dai rappresentanti di vendita, che non avranno timore di rammentarti lo smacco, soprattutto se recente. Di chiedertene conto, ragione, genesi. Eppure anche loro lo faranno (spesso) con rispetto e preoccupazione, come se raccontassero di un parente che scoppiava di salute e che poi si è ammalato in modo tanto inspiegabile quanto grave. Te ne parleranno abbassando la voce, scuotendo la testa, dolenti e confusi.
Forse non ammetteranno la loro (eventuale) parte di colpa, ma va bene così.
Perché i libri da sposare non finiscono mai.
E qualche matrimonio, in fondo, riesce davvero bene.

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12

09 2008

Cortocircuiti

Ieri, un AA mi ha scritto che, se un’altra CE deciderà di non pubblicare più un certo autore, allora proporrà a me i libri di quell’autore. Il problema è che l’altra CE è la mia CE.

Oggi, ci ha scritto un “affezionatissimo” lettore, sperticandosi in lodi nei nostri confronti, enumerando i nostri libri presenti nella sua biblioteca e chiedendo se per favore gli procuriamo quel certo nostro libro, che lui sta cercando da moltissimo tempo e che non riesce a trovare. E che non è pubblicato da noi.

Ho deciso: la prossima tappa del mio percorso professionale sarà lo sdoppiamento della personalità. E della CE.

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11

09 2008

Corde

La diplomazia non è nelle mie corde.
Ecco perché già mi preparo mentalmente a quello che dovrò fare tra un mesetto, alla Fiera.
Sorridere all’AA che mi ha venduto un libro al triplo di quanto avrei dovuto pagarlo perché “Oh, l’altra CE chissà come ha saputo che lo volevi e io no-no-no non volevo darglielo, ma sai, dato che chissà come l’altra CE l’ha saputo, proprio non me lo spiego no-no-no, ho dovuto mettervi in gara…”
Rammaricarmi con l’editore straniero perché l’unico libro che mi ha venduto in tutti questi anni è stato una frana. “E neanch’io capisco perché… E’ così bello… Eh, il mercato dei libri in Italia…”
Spiegare all’AA che, anche se quel libro va fortissimo in Olanda, non è detto che la cosa si debba ripetere in Italia.
Insomma: tutto un sorridi-rammaricati-spiega.
La diplomazia non è nelle mie corde.

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08

09 2008

Mestiere

Si può insegnare questo mestiere?
Ovvio che sì: è un mestiere.
Talvolta però mi sembra di no.
Lo so, è un’affermazione che suona subito un po’ superba e altezzosa, e che sembra discendere in linea diretta da quella superbia e da quella altezzosità tutte “intellettuali” che, secondo il pensiero comune, caratterizzano (quasi tutti) quelli che lavorano in una CE.
Ma è l’esatto contrario.
Alla fine, dopo aver studiato, elaborato, assimilato; dopo aver letto il leggibile ed esserti sentito in colpa per non aver letto il resto; dopo aver sognato prima e lottato poi, ti rendi conto che l’unico modo per affrontare questo mestiere apparentemente così intellettuale ed etereo è un assoluto pragmatismo.
Perché il libro è innanzitutto una cosa. Un oggetto. E va costruito, fatto, pezzo per pezzo.
E, se non sei pragmatico, concreto, pronto a “sporcarti le mani”, non soltanto ti sarà impossibile farlo bene, ma non ne ricaverai neppure la minima soddisfazione.

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09 2008