Test d’ingresso02.07.09

Candidato [titubante] “Buongiorno. Sono qui per il test d’ingresso…”
Esaminatore “Sì, sì. Prego, si sieda. Mi parli di lei.”
Candidato “Ho scritto alcune poesie e vari racconti e sono a metà di un romanzo semi-autobiografico in cui…”
Esaminatore [seccato] “No, fermo, fermo.” [sospirando] “Tutti uguali…” [in tono normale] “Quanti libri ha letto nella sua vita?”
Candidato “Mah, così, su due piedi…”
Esaminatore “Vediamo: lei ha 33 anni. Legge da quando ne aveva… 7, diciamo. Fanno 26 anni di lettura. Un minimo – minimo! – di un libro al mese… Siamo intorno ai 300. Conferma?”
Candidato “Forse qualcuno di meno…”
Esaminatore “Ah-ah! Partiamo da un punteggio basso, quindi. Vista?”
Candidato “Una leggera miopia… porto le lenti a contatto.”
Esaminatore “Ma no, cos’ha capito? Si guarda fuori e dentro?”
Candidato “Mi sembra di sì…”
Esaminatore “Più dentro o più fuori?”
Candidato “Direi più… fuori?”
Esaminatore “E cosa vede?”
Candidato “Scusi?”
Esaminatore “Mi dica cosa vede.”
Candidato “Mah… cose… persone…”
Esaminatore [sottovoce] “La fantasia al potere, eh?” [in tono normale] “‘Scimpanzé’ si scrive con l’accento acuto o con quello grave?”
Candidato “Ehm…”
Esaminatore “Che tempo verbale è  ‘avessi mangiato’?”
Candidato “Passato… remoto?”
Esaminatore “Lasciamo perdere. Sta scrivendo un romanzo semi-autobiografico, ha detto.”
Candidato [ringalluzzito] “Sì, sì.”
Esaminatore “Mi può citare qualche celebre autore che lei ha letto e che ha scritto un romanzo autobiografico o semi-autobiografico?”
Candidato “Hmm…”
Esaminatore “Su… neanche uno? Pr… Pr…”
Candidato [irritato] “Scusi, lo so che non sto andando bene, ma le sembra il caso di farmi delle pernacchie?”
Esaminatore [grida] “Avanti un altro!”

Ecco: il test d’ingresso per diventare scrittore me lo immagino più o meno così.

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Soltanto oggi (LXVIII)01.07.09

Incidenti
Vorrei mandarVi il mio manoscritto però per non incorrere in incidenti mi piacerebbe sapere prima certe cose
1) Deve essere intero o vi basta una gran parte almeno all’inizio?
2) Avete limiti di pagina [sic]?
3) Quanto si paga per la stampa? (appross.)
4) Passa molto tempo da quando lo consegno a quando si stampa?
5) Chi corregge le bozze?
In attesa di un Vostro cortese cenno di riscontro Vi ringrazio e Vi saluto molto cordialmente.

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Diplomazia29.06.09

Non sono affatto diplomatica, lo so. Se dipendesse da me, il Congresso di Vienna sarebbe ancora in corso, in un tripudio di feste e danze. Così osservo sempre con sconfinata ammirazione chi invece si muove con passo leggero e disinvolto nel labirinto del do ut des. E cerco d’imparare.
Infatti, l’altro giorno, dopo un incontro “conoscitivo” con un’autrice, mi sono rivolta alla mia collega della CE e, tutta soddisfatta, ho esclamato: “Be’, mi sembra che sia andata bene!”
“Le hai detto che la sua storia non ti convince, che i suoi personaggi sono deboli e che il suo stile è faticoso.”
“Sì, però mi sembrava abbastanza convinta.”
“Poi hai suggerito che sarebbe opportuno cambiare l’inizio e la fine, che la vicenda centrale va ripensata e che le vicende laterali sono ridondanti…”
“Forse. Ma l’ho fatto perché mi sembra che lei abbia le potenzialità per…”
“… dare una nuova, inedita sfumatura alla parola ‘massacro’?”
Ho detto che cerco d’imparare. Non che ci riesco.

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Soltanto oggi (LXVII)25.06.09

Incertezze

[...]  ho cominciato a scrivere un romanzo pero’ forse e’ solo un racconto (12 pgg). Mi potreste dire come continuare (consigli suggerimenti……)?! Ve lo allego. Grazie.

Delusioni

Sono un vostro affezzionato cliente ma non comprerò più niente di voi perchè la fine di Feromoni per un delitto di Charles mi ha D-E-L-U-S-O!!!!!!!

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Forma e sostanza24.06.09

Forma

Da: Marcel Marcelloz
Inviato: martedì 23 giugno 2009 18.28
A: Catriona Potts
Oggetto: Jean-Marc Jeanmarcette

Catriona carissima,
è con grande piacere che ti propongo il nuovo libro di Jean-Marc Jeanmarcette, un autore che probabilmente conosci perché è già noto in Italia. L’ho letto rapidamente, ma ho pensato subito alla tua CE. Sarò felice di mandarti il manoscritto: non è ancora definitivo, ma non dovrebbero esserci troppi cambiamenti.
Spero di vederti presto.
Baci
MM

Sostanza

Da: Marcel Marcelloz
Inviato: martedì 23 giugno 2009 18.28
A: Catriona Potts
Oggetto: O la va o la spacca

Oh, Catriona, mia ultima spiaggia,
speravo tanto che non scrivesse più nulla e invece, proprio mentre stavo per andare a casa dopo una pessima giornata, quel pazzo scatenato di Jean-Marc Jeanmarcette mi ha mollato la sua ultima “fatica”. E mai termine fu più appropriato perché ho provato a darci una scorsa e mi sono addormentato di botto a pagina 6. Un’esperienza che forse non ti è estranea, perché sono circa quattro anni che cerco di affibbiarti questo autore e tu lo hai sempre respinto (un’altra CE italiana se l’è preso, ma è andato così male che non ha nessuna intenzione di pubblicare un altro suo libro. Non posso darle torto). Ma io tento lo stesso il colpaccio (magari non lo ricordi, hai visto mai). Se mi dice bene, ti mando all’istante quella specie di brogliaccio che l’autore mi ha consegnato (condoglianze all’editor che dovrà metterci le mani).
Lo so, è una vigliaccata, ma sono alla frutta.
MM

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Pastone23.06.09

E’ che non ne posso più di questo mastica-e-sputa parole. Sì, lo so, l’ha già detto qualcun altro (e di certo non è stato il primo) ma, all’epoca, serviva per stigmatizzare una posa affettata, un atteggiamento snob. Adesso invece non passa giorno che non ci gettino contro un pastone di neologismi, etichette, slogan; non passa giorno che noi non ci lanciamo a masticare quel pastone – quei neologismi, quelle etichette, quegli slogan –, neanche fossimo lupi bulimici, e non passa giorno che, disgustati o esaltati, per convinzione o meccanicamente, ce lo risputiamo addosso. Per riprendere il ciclo il giorno dopo.
All’inizio, pensavo di essere troppo sensibile io, che con le parole ci mangio davvero. Ma stamattina, quando ho sentito un tassista dire ridacchiando a un collega: “Ve le abbiamo suonate anche ieri, eh, brutto comunista…”, ho capito che il pastone – in questo caso composto da arroganza, sport, insipienza, superficialità e forse altro – rischia di diventare l’unico vero cibo disponibile per tutti.
E molti, moltissimi lo troveranno sempre più gustoso.

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Guardarsi intorno22.06.09

Guardarsi intorno e vedere i libri fatti.
Guardarsi intorno e vedere i libri da fare.
Guardarsi intorno e vedere i libri da valutare.
Lavorare in una CE comporta anche questa bizzarra sensazione: tu guardi i libri e loro ti fissano di rimando, ti definiscono, ti giudicano, ti rendono quello che sei (e non parlo soltanto di lavoro). E talvolta non è sgradevole. In altri casi, invece, ti sembra di aver operato una selezione eugenetica. E di aver fallito.
Ecco perché, quando vedo i miei libri su quelle bancarelle “tutto a un euro” e loro mi fissano di rimando con aria accusatoria (sì, ve lo assicuro), mi viene voglia di comprarli, per scusarmi.
Prima o poi lo faccio.
Devo solo trovare un magazzino in cui metterli.

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Ecchimosi19.06.09

Nelle ultime tre settimane ho respinto tre manoscritti. Ma non lo fai tutti i giorni, più volte al giorno? chiederete voi. Già, ma questi non erano manoscritti “astratti”, caduti sulla scrivania per volontà di qualche AA. Erano manoscritti con una faccia e una storia, insomma con un rapporto (di collaborazione, se non proprio di amicizia) tra me e i rispettivi autori. E, per motivi diversi, ho dovuto dire no. Un no cortese, ma giustificato e fermissimo.
Lascio a voi immaginare quanto sia piacevole dirlo, quel no. E quanto sia gradito riceverlo.
Uno degli autori l’ha paragonato a una manganellata. E non sulla testa.
Eppure, mentre l’ecchimosi passava dal bluastro al verde al giallo, ricevevo email di ringraziamento per la franchezza dimostrata, richieste di consigli (”non per questo, ma per il prossimo”), ammissioni di colpevolezza…
Da due degli autori.
Il terzo non si è ancora fatto vivo.
Comincio a essere inquieta.

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The critic is IN18.06.09

Fammi capire.
Hai scritto a una CE proponendoti per un’assunzione come recensore.
Okay, ti concedo il beneficio del dubbio.
Forse vuoi proporti come lettore di manoscritti e non conosci il termine “tecnico”.
No. Parli di libri pubblicati, quindi non vuoi essere un lettore.
Una domanda, di grazia. Come pensi che sarebbero “usate” queste tue recensioni?
Verrebbero mandate ai quotidiani o ai periodici, accompagnate da un sonoro “Fatti più in là” ai giornalisti che scrivono per quelle testate?
Verrebbero distribuite tramite volantinaggio ai passanti?
Verrebbero declamate durante la pausa pranzo al cospetto dell’intera (e plaudente) CE?
Verrebbero affisse a un nostalgico dazibao?
Parliamone.
Chissà, forse tu hai avuto un’idea geniale e io sono incapace di coglierne la rivoluzionaria portata.
Però, nel frattempo, dai retta a chi ha raggiunto l’età dello sviluppo (fisico ma soprattutto mentale) nell’era pre-Internet: l’informazione non solo è potere, ma ti evita anche parecchie figuracce.
5 cent, please.

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Balezino17.06.09

Il sito delle Deutsche Bahn è stato uno dei miei primi amori della rete. E infatti continuo a usarlo per pianificare i miei spostamenti in treno, anche se probabilmente ci sono milioni di siti migliori.
Cosa volete che vi dica? I due clic che, per esempio, mi permettono di capire come andare da Vladivostock a Cuneo, anche fermata per fermata, hanno sempre avuto su me l’inebriante effetto del teletrasporto.
Il fatto è che, in questo periodo mi sento come se fossi arrivata a Balezino solo per scoprire di aver perso la coincidenza.
E di non avere più niente da leggere.

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Soltanto oggi (LXVI)16.06.09

Curiosità
Potreste per curiosità dirmi quanto mi costerebbe pubblicare un libro (mio) (lunghezza media)?

Senza le figure
[...] Ho visto che nei Vostri libri non ci sono illustrazioni-fotografie; è una Vostra scelta?

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La febbre15.06.09

3 giorni di febbre (sì, non ho più il fisico).
2 giorni di assenza (appunto).
67 e-mail, di cui 39 con allegati, dei quali 22 manoscritti (stranieri) di cui almeno 5 con una decisione da prendere entro martedì e 2 con una decisione da prendere subito (cioè 3 giorni fa).
“Ehi, calma! Facciamo libri, mica salviamo vite umane!” è il mantra di chi lavora in una CE.
Sarà, ma l’impressione è che oggi sarei dovuta tornare in ufficio con un defibrillatore.

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Consigli per le vendite08.06.09

Siete lì, con le dita pronte a tamburellare sulla tastiera, ma non sapete da dove cominciare? Ecco la top 3 dei pretesti temi più trattati nelle proposte di questo periodo, con qualche consiglio per sfruttarli al meglio.

Al terzo posto si piazzano gli animali che intervengono in una drammatica/ disperata / straziante vicenda umana e la risolvono. Siate creativi, però, almeno nella parte animale:  cani, gatti e cavalli ormai strappano subito lo sbadiglio. Meglio un simpaticissimo Loris gracile (Loris tardigradus). Forse la relazione con il bambino malato / il manager disilluso / la donna divorziata non sarà semplicissima da sviluppare, ma non è che  posso fare tutto io, no?

Al secondo posto ci sono le relazioni nonna-nipote. Per gli americani è facile: mettono la nonna a Salem (Oregon) e la nipote ad Augusta (Maine) e fanno percorrere a una i 5.302 chilometri necessari per raggiungere l’altra (l’aereo è escluso, sia chiaro) cosicché, durante il viaggio, abbia modo di fare incontri rivelatori e/o di rivelare la propria vera interiorità. L’italica lunghezza massima di 1.291 chilometri probabilmente offre minori possibilità, tuttavia non dovrebbe essere difficile ingegnarsi. Consigliato un sottotesto di polemica sociale per evitare di essere tacciati di autobiografismo.

Il primo posto è saldamente in mano alla “famiglia apparentemente normale”. E’ ovvio che tutto sta in quell’”apparentemente”, prodromo al più classico “effetto cipolla”: padre avvocato, che in realtà fa il bookmaker nei combattimenti clandestini di galli, che in realtà agisce così a causa di un trauma infantile (causato dal fratello maggiore), che in realtà è dovuto a un contatto fugace con alieni crestati; madre casalinga, che in realtà coltiva il sogno di diventare pilota di go-kart, che in realtà ha una cotta per il fruttivendolo sottocasa, che in realtà è il fantasma del suo primo amore, un esploratore scomparso sull’isola di Amantaní, che in realtà è il luogo d’origine della madre (cioè di sua nonna); figli (almeno due) che studiano al liceo, ma che in realtà…

Ah, a scanso di equivoci: tutte le suddette trame sono state depositate alla SIAE. Quindi non fate i furbi…

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Dazed and confused05.06.09

Talvolta vi odio proprio, a voi del marketing. Perché prendete il mio libro e lo possedete, come se avesse bisogno di voi per sentirsi vivo. Lo anoressizzate a slogan o lo obesizzate a cartellone, ne estraete a forza l’essenza (quella che per voi è l’essenza) e la imbottigliate in un contenitore opaco ed elegante, spacciandola per l’essenza della felicità letteraria.
Quando succede, io rimango lì, in silenzio, a guardare voi e quello che era il mio libro. Un po’ intontita e un po’ disorientata.
Poi penso: massì, in realtà, sotto sotto, vi voglio bene, a voi del marketing.
Perché io, il vostro mestiere, non riuscirei davvero a farlo.

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Come non04.06.09

Lo so, è in inglese. Lo so, può sembrare semplicistico. Però non scrollate le spalle, perché questo test è molto più vicino alla realtà degli “autori emergenti” di quanto crediate.  E se anche fosse soltanto un’abile mossa per farvi comprare questo libro (che non ho letto, badate), pazienza.
Mi piacerebbe avere il tempo di tradurlo e adattarlo, per farlo diventare una specie di test d’ingresso al desiderio di essere pubblicati. Dopo quelli di grammatica e ortografia, beninteso.

Update:  Grazie a Zia Bisbetica (grazie!) lo trovate qui in italiano.

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Pàssino03.06.09

Pàssino i soggetti che si smarriscono e i verbi che vengono concordati con ciò che più piace.
Pàssino le costruzioni retoriche che susciterebbero l’invidia di Èschine di Mileto.
Pàssino i dialoghi risucchiati senza filtro da libri, film, serie TV, videogiochi, parodie.
Però, caro il mio autore di successo, la logica della storia e la plausibilità delle situazioni non le puoi ignorare così, soltanto perché sei un autore di successo al quale tutto è concesso.
Quindi deciditi: o il tuo protagonista ha i superpoteri – e ci può anche stare – oppure non li ha, e allora è semplicemente ridicolo.
E sono solo a pagina trenta.

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Fare commercio25.05.09

Non mi è mai dispiaciuto fare commercio (dei miei libri). Non credo siano molti i mestieri in cui si ha la possibilità di spiegare a chi deve vendere un certo prodotto perché quel prodotto ti ha colpito, perché ci credi, perché lo consigli. Non mi è mai pesato mettermi nei panni di chi deve andare da un libraio e dire: “Senti, questo è veramente bello e adesso ti spiego perché.” Neppure se poi il libro va male. Nel nostro piccolo mondo, tutti godono di una certa tolleranza (quando si galleggia, si galleggia tutti insieme e quando si affonda…)
Sarà l’età (com’è utile avere un’età in cui si può affermare “Sarà l’età” ed essere presa sul serio), sarà che a maggio la volata è quasi finita (e il prossimo anno già ti fiata sul collo), sarà il caldo… ma in questo periodo fare commercio (dei miei libri) mi pesa. Non che questi libri siano più brutti dei precedenti o che io sia meno convinta. E’ che il balletto-rituale-scommessa mi ha un po’ stancato. Vorrei che i libri parlassero da soli, che nella sala in cui tutti aspettano da me ragioni, spiegazioni e numeri ci fosse silenzio perché tutti stanno leggendo il libro che ho portato. Vorrei che tutti scoprissero da soli il motivo della scelta e la difendessero “con parole loro”. Vorrei discutere, trovare altri motivi per sperare o disperarmi, per correggere il tiro (in alto o in basso), per litigare o esaltarmi…
Sì, deve essere il caldo.
O forse sono io.
Appunto.
I’m a Dreamer, Aren’t We All?

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Animale, vegetale, minerale21.05.09

Catriona e un collega di un’altra CE conversano su Skype

Collega: Hai presente il titolo del libro-che-deve-essere-un-successo? Devo cambiarlo…
Catriona: No!
Collega: Già. Per sei mesi è andato bene, poi ieri si è svegliato il Capo e ha detto che gli animali nel titolo non vendono. Non è che avresti un’idea?
Catriona: Io? Dovrei aiutarti a trovare uno di quei titoli che fanno da soli il successo di un libro… a discapito quindi del successo dei miei libri?
Collega: Ti ricordi quando ti ho ceduto quel traduttore che ti ha tradotto millemila pagine in quindici giorni… Be’, diciamo che adesso io sono don Vito, tu sei Bonasera e il mio libro è quasi Santino.
Catriona: Oh… Va bene. Deve esserci per forza un animale nel titolo?
Collega: A questo punto vanno bene anche i vegetali e i minerali.
Catriona: Non è che mi ricordi benissimo la storia…
Collega: Non importa, dammi qualche titolo a effetto, poi lo aggiusto io.
Catriona: Perché non parti dalle solite cose? Luce, buio, rumore, silenzio…
Collega: Già usati negli ultimi quattro libri.
Catriona: Una bella frase fatta? Oggi a me, domani a te…
Collega: Eh?
Catriona: Non hai torto. Come l’hanno tradotto i francesi?
Collega: Oh, i francesi…
Catriona: Capisco. E i tedeschi?
Collega: Non lo voglio neppure ripetere.
Catriona: E i danesi?
Collega: I danesi?
Catriona: Sono bravissimi a trovare titoli a effetto, i danesi.
Collega: Mah, vado a vedere. Poi ci risentiamo.
[un'ora dopo]
Collega: Ma sai che avevi ragione sui danesi?
Catriona: Hanno trovato un bel titolo?
Collega: Macché. Però, nella stessa pagina c’erano altri libri di quella CE. Ho tradotto tutto in automatico e… ho trovato il titolo perfetto!
Catriona: Quello di un altro libro?
Collega: Sì, ma è perfetto!
Catriona: E sarebbe?
Collega: Figurati se te lo dico. Me lo copieresti subito. Ma grazie, eh? Grazie mille!

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Soltanto oggi (LXV)20.05.09

No multiplo

No, non pubblico il tuo libro soltanto perché me lo hai mandato 11 volte. Nel giro di un’ora.

No, non pubblico il tuo libro soltanto perché dici che la mia CE è senza dubbio la CE ideale per pubblicarlo. Soprattutto dopo che mi hai mandato altre 4 email indirizzate ad altre 4 CE con la stessa affermazione.

No, non pubblico il tuo libro perché, anche se non pubblichiamo poesie, dobbiamo assolutamente fare un’eccezione per te. E, credimi, 5 poesie di una decina di versi l’una non fanno un libro.

No, non pubblico il seguito al tuo primo libro che però è venuto meglio di quel primo che non è stato pubblicato.


P.S. Scusate, ma non ho proprio tempo di commentare i commenti. Prima o poi lo faccio, cross my heart.

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La folla19.05.09

Niente induce un autore a sentirsi tale come la folla. Neanche l’editing più cruento, neanche l’intervista più prestigiosa.
C’è quello con l’aria distaccata, ma lestissimo a scarabocchiare la dedica.
C’è quello con l’occhio assassino, che capisce subito se il suo libro ti è davvero piaciuto.
C’è quello modesto, che quasi arrossisce, ma si scioglie non appena ti avvicini.
C’è quello alla mano, che sembra abbia voglia di parlare solo con te e quasi di portarti a cena.
C’è l’irraggiungibile, che tutto dà (sulla carta) e nulla concede (de visu).
Eppure, nella follia cartacea di Torino, tra mille mani che prendono e lasciano, tra mille occhi che setacciano i libri nella speranza di trovare la risposta a ogni interrogativo esistenziale, il culto dell’individuo, della carne e delle ossa, diventa una cosa quasi piacevole. Perché viene celebrato con toni di quieta ammirazione, venata di una leggera perplessità e di un vago senso di comunanza. Come se davvero ci fosse un legame, tra autore e lettore. E questo, per noi che stiamo dietro quella cosa chiamata libro, pesa più di una buona recensione.
Certo, se poi lo comprassi pure, ’sto maledetto libro, invece di farti fare l’autografo sul biglietto della fiera, saremmo ancora più contenti, eh?

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Balletto18.05.09

prende-legge-posa
prende-posa-prende-legge-posa
prende-prende-prende (!)
prende-posa-prende-posa-riprende-legge-prende
ignora-torna-prende-posa
prende-legge-prende-posa
prende-legge-prende-legge-prende

Come ogni anno, aiutata da un complice che fingeva di conversare disinvoltamente con me, ho fatto la piccola vedetta libraia, spiando i lettori che circolavano intorno ai miei libri.
Come ogni anno, speravo di capire, di cogliere i significati nascosti di quel balletto, per sbagliare meno, per convincere di più.
Come ogni anno, due sole certezze.
Come fai sbagli.
E, se per caso non sbagli, non saprai mai perché.

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Nausee14.05.09

Io, a Torino, mi vengono le nausee.
La prima nausea è quella dell’arrivo e nasce dalla sensazione che i libri esposti siano esattamente quelli dell’anno scorso, che ti abbiano aspettato lì, intoccati persino dalla polvere, immersi in un eterno presente misto di nobiltà letteraria e disinteresse totale.
La seconda nausea è quella del mio stand e nasce nel vedere tutti (o quasi) i miei libri insieme, allineati, impilati, ammucchiati o torreggianti. Il conato d’identificazione con Anna Magdalena Wilcke è immediato. E sappiamo bene com’è finita quella povera donna.
La terza nausea è quella della troppità e nasce semplicemente passeggiando tra le file, le pile, i mucchi e le torri delle altre CE. E ovviamente si accompagna alla quarta nausea, quella dell’inutilità.
Ma voi non lasciatevi condizionare.
Perché a tutti voi che ci andate, a Torino, che guardate rapiti le file, le pile, i mucchi, le torri e che comunque vi caricate di carta, vi voglio bene.
E vi capisco.

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Soltanto oggi (LXIV)13.05.09

Lettura e/a reazione

Se vi interesserebbe un romanzo originale potrei mandarvelo subito [delete]

Allego il mio nuovo romanzo di genere puramente narrativo [delete]

Leggo molti e scrivo anche molto ma la seconda cosa mi piace molto di piu’ [delete]

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Tragedia in due battute08.05.09

C’era una volta…
Una CE!, diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un’autrice.
Non era un’autrice nobile, ma una semplice, onesta autrice, di quelle si leggono per passare il tempo e magari per riscaldare il cuore.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questa autrice scrisse un libro che ebbe una prima tiratura di 88.500 copie, ne vendette 64.925 ed entrò nella classifica del New York Times.
Appena questa autrice ebbe visto quelle cifre, si rallegrò tutta e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce: chissà quanto ci guadagnerò.

Volete sapere come va a finire questa storia? Basta andare qui.
Volete la tragedia in due battute? $0.
True story, chioserebbe Barney Stinson.

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Monologo interiore (con conseguenze esteriori)07.05.09

Eccola lì. Alla terza riga.
Quante pagine? 1/154?
No, la lascio stare.
Ho anche poco tempo.
E poi non se ne accorge nessuno.
A parte me. Be’, sì, magari qualcun altro, certo, ma al lettore medio cosa vuoi che…
E poi: se la correggo lì, la devo correggere in tutto il testo, non ci sono santi.
E chissà quante altre cose trovo da correggere in 154 pagine.
No, non ho tempo di fare anche questo.
Hmmm… Fammi vedere se, per caso, la Preclara CE la accetta… Ma guarda, eccola lì, ad apertura di libro, nientemeno!
Già, però il loro è un autore italiano. Quindi lo stile personale, l’editing che si suppone discreto…
La mia è una traduzione.
No, non tocco nulla.
Certo che sta proprio male, però.
E se la correggessi solo quando mi dà molto fastidio?
Ma a chi la voglio dare a bere?
A me dà sempre fastidio.
Va bene, dai, lo faccio per il bene della lingua italiana.
Siamo rimasti soltanto noi delle CE a difenderla, no?
Mi rimane un unico dubbio.
Chissà se ci sono nata, così scema, oppure se lo sono diventata.

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Un aiutino06.05.09

“Quindi dovrei leggerlo anche più di una volta?”
“Sarebbe un buon inizio.”
“E poi?”
“Poi rifletti sullo stile, sui temi trattati…”
“Ma lui scrive gialli.”
“E allora?”
“Cosa c’è da riflettere? Quando hai scoperto chi è l’assassino, hai trovato il senso del libro.”
“Vallo a dire a Dürrenmatt.”
“Ah, no, io faccio letteratura inglese, mica tedesca.”
“Veramente Dürrenmatt non è… Vabbè, lasciamo perdere. E poi devi capire, per esempio, in quale contesto si è mosso l’autore, quali sono stati i suoi modelli e come li ha elaborati.”
“Ma non c’è un libro che lo spiega?”
“No.”
“E voi qui non avete niente?”
“A parte i testi originali e quelli tradotti, qualche scheda di presentazione e i contratti, direi di no.”
“E cosa c’è sui contratti?”
“Probabilmente la sua firma. Ti interessa vederla?”
“Mah…”

No, questo dialogo non è mai avvenuto. Però, quando ricevo una lettera o un’email di chi, dovendo fare una “tesina” (sempre il diminutivo) su un certo autore, si rivolge alla CE per avere “materiale”, perché “in giro ce n’è poco”, non posso fare a meno di immaginarmelo.

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Soltanto oggi (LXIII)05.05.09

In the zone
… non ho competenze precise nella zona di pertinenza editoriale, ma posso espandermi…

Il mondo alla rovescia
[...] Fate anche libri con allegati? perchè io ne avrei uno pronto in forma di Cd [...]

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Come ti dicevo04.05.09

Da: Philly Radolloz
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 11.28
A: Catriona Potts
Oggetto: Charlie Charles

Cara Catriona,
sono molto contenta che tu abbia comprato Feromoni per una rapina di Charlie Charles. Sono certa che sarà un successo. Mi mandi la vostra copertina?
Grazie
Philly
——-
Da: Catriona Potts
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 12.32
A: Philly Radolloz
Oggetto: Re: Charlie Charles

Cara Philly,
anch’io sono molto contenta e spero proprio che sia un successo perché Charlie Charles lo merita. La copertina non c’è ancora perché abbiamo appena comprato il libro. Te la mando non appena ce l’ho.
Ciao
Catriona
—–
Da: Philly Radolloz
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 13.04
A: Catriona Potts
Oggetto: R: Re: Charlie Charles

il fatto è che stiamo preparando una brochure per pubblicizzare l’autore. Non potresti mandarmela lo stesso?
—-
Da: Catriona Potts
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 13.51
A: Philly Radolloz
Oggetto: Re: R: Re: Charlie Charles

Mi dispiace, ma la copertina non c’è e ci vorrà parecchio tempo prima di averla.
—-
Da: Philly Radolloz
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 14.16
A: Catriona Potts
Oggetto: R: Re: R: Re: Charlie Charles

se si tratta di qualche settimana, possiamo aspettare.
In più ci piacerebbe avere la traduzione perché qui da noi c’è uno che ha fatto un corso di italiano e vorrebbe dargli un’occhiata.
—-
Da: Catriona Potts
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 14.29
A: Philly Radolloz
Oggetto: Re: R: Re: R: Re: Charlie Charles

Temo che ci vorrà ben più di qualche settimana. Come ti dicevo, abbiamo appena comprato il libro e probabilmente lo pubblicheremo alla fine del 2010. E anche per la traduzione bisognerà aspettare: il traduttore che abbiamo scelto non sarà disponibile che fra quattro mesi.
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Da: Philly Radolloz
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 14.58
A: Catriona Potts
Oggetto: R: Re: R: Re: R: Re: Charlie Charles

a noi sarebbe sufficiente anche una copertina provvisoria e un centinaio di pagine di traduzione. Come ti dicevo, c’è tempo qualche settimana. Aspetto tue notizie.
—-
Da: Philly Radolloz
Inviato: venerdì 1 maggio 2009 18.12
A: Catriona Potts
Oggetto: I: R: Re: R: Re: R: Re: Charlie Charles

Cara Catriona,
non ho ricevuto risposta all’email che ti ho mandato qualche giorno fa. Probabilmente non ti è arrivata. Te la inoltro.
Ciao
Philly

Da: Philly Radolloz
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 14.58
A: Catriona Potts
Oggetto: R: Re: R: Re: R: Re: Charlie Charles
a noi sarebbe sufficiente anche una copertina provvisoria e un centinaio di pagine di traduzione. Come ti dicevo, c’è tempo qualche settimana. Aspetto tue notizie.

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Per favore, prima che perda la ragione, ditemi dove sbaglio.

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Tempo una settimana30.04.09

Per fare un libro ci vuole tempo

Tempo per scriverlo
Tempo per trovarlo
Tempo per editarlo/tradurlo
Tempo per sapere quante copie tirare
Tempo per farlo conoscere
Tempo per venderlo

Ecco perché il seguito di un romanzo non esce la settimana successiva a quella in cui è apparso il primo romanzo. E neanche il mese successivo.
Ecco perché il libro straniero non esce la settimana successiva a quella in cui è stato comprato. E neanche il mese successivo.
Ecco perché un libro italiano non esce la settimana successiva a quella in cui è stato consegnato. E neanche il mese successivo.
Ecco perché, se un lettore mi chiede “Ma quel libro non è ancora uscito?”, ridacchio e spiego.
Ecco perché, se un AA mi chiede “Ma quel libro non è ancora uscito?”, lo scarico con eleganza.
Ecco perché, se uno che lavora in una CE da svariati anni mi chiede “Ma quel libro non è ancora uscito?”, m’incazzo.

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Federico Diaz29.04.09

Ho seguito, un po’ di tempo fa, un dibattito sulla lingua italiana. Sono rimasta in silenzio, a osservare, confrontando quella chiacchierata con la mia realtà quotidiana, quella degli “autori emergenti”. Non gente che, parlando con un amico, si aggrappa a un calco linguistico o arranca su un congiuntivo, ma gente che si è seduta davanti a un computer (o a un foglio bianco), ha cominciato a scrivere e lo ha fatto probabilmente per parecchio tempo, convinta di avere qualcosa di interessante da dire e di averlo espresso.
Ecco, io credo che questa gente abbia bisogno di regole e di chiarezza. Spesso non lo sa (non se ne rende conto?) però ne ha un bisogno disperato. Perché è proprio lì che si va a schiantare. Non dominando le regole, anche il suo pensiero è sregolato. Non conoscendo il senso delle parole, le sue parole diventano senza senso.
Quindi, no, quando uso “decade” in senso proprio non mi sento una specie di Federico Diaz della lingua italiana.
Perché alla domanda: “Si capisce?” non bisogna mai rispondere: “Abbastanza”, ma: “Sì.”

Aggiornamento: Scusate, non mi ero accorta che la discussione su Friendfeed era privata. Lascio il link perché forse qualcuno dei “coinvolti” vuole ripassarla. Per gli altri, in sintesi, si è trattato di un vivace scambio di idee sulla “malleabilità” della lingua italiana, soprattutto riguardo all’uso proprio (e improprio) della parola “decade”.

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Soltanto oggi (LXII)28.04.09

Ah, ecco
Si potrebbe dire che la mia storia è molto confusa ma non è vero!

Warning
!!!ATTENZIONE!!! Il romanzo NON è stato CORRETTO!!!

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Invocazione del lunedì27.04.09

O santo patrono delle CE, chiunque tu sia, come tutti i lunedì sono qui a rivolgerti la mia invocazione.
Ti prego,  questa settimana fammi trovare un libro

Se però ti risultasse impossibile (e comincio a sospettarlo, dati i trascorsi), ti prego almeno di allontanare da me tutti i libri anche solo vagamente simili a

Come ringraziamento, prometto di pubblicare qualsiasi cosa tu voglia, fosse pure un testo patristico in lingua copta.
Mi sembra uno scambio equo, no?

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Armadi24.04.09

Ci hai provato ed è andata male. Riprovarci? In qualche raro caso è possibile, addirittura consigliabile; in moltissimi casi è un suicidio e basta.
Già, ci hai provato ed è andata male, però lui (o lei) non lo sa oppure non gliene importa. Continua a scrivere. Anzi sembra che scriva più di prima. E infatti, come la pioggerellina di marzo che picchia argentina sui tegoli vecchi, i suoi libri, appunto, piovono sulla tua scrivania. Tu li guardi, sospiri, e li metti via. Senza avere il coraggio di rimandarli all’AA o alla CE straniera.
Però ogni tanto apri un armadio e te li trovi davanti, allineati, in attesa. Di una traduzione, di una copertina, di un piano marketing. Che non arriveranno. Eppure, nonostante tutto, proprio non ce la fai, a impilarli dentro una scatola e a rispedirli indietro, a liberartene per sempre.
Così richiudi l’armadio e ti allontani in fretta.
E poi dicono che i fantasmi non esistono. I miei hanno addirittura il codice ISBN.

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Matrimoni e funerali23.04.09

Una fiera è un po’ come un matrimonio. All’inizio tutti calorosi, abbraccianti, “… ma possibile che ci vediamo solo qui?” Poi seri, compunti, attenti. Infine i gruppi, le chiacchiere, il cibo, persino le sbronze.
Una fiera è un po’ come un  funerale. All’inizio tutti calorosi, abbraccianti, “… ma possibile che ci vediamo solo qui?” Poi seri, compunti, attenti. Infine i gruppi, le chiacchiere, il cibo, persino le sbronze.
Quest’anno – la crisi, ah, la crisi! – si pencolava minacciosamente verso il funerale.
Per fortuna, nel mio mondo, a officiare la cerimonia sono soprattutto le numerose, numerosissime donne.  Che trovano sempre il modo di sdrammatizzare, magari soltanto con un’occhiata perplessa agli stivaletti fluo dell’AA norvegese. O con un abbraccio tanto affettuoso quanto inatteso. O con una scintilla di vera passione per un certo libro.
Alla LBF 2009, insomma, un lieto turbinio di estrogeni ha sventato il pericolo del funerale. E non è poco.

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Copioni17.04.09

#queryfail
Vale a dire i soltanto oggi in versione twitter, più o meno.
Qui un articolo del Guardian che spiega cos’è successo.
E sappiate che oggi – 17 aprile 2009 – è il queryfail day 2.
Ciò detto, trotterello felice e spensierata verso la LBF 2009. Ci si sente tra un po’.

P.S. Sappiate che c’è anche #agentfail, mentre #publisherfail non mi sembra che abbia molto successo.

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Monologo16.04.09

Buongiorno buongiorno, allora, vediamo un po’, quello lì l’ho già letto, di quell’altro non mi fido, questo qui ha una brutta copertina, ah, se potessi farle io, le copertine… Scusi, mi consiglia un bel libro, ma bello, eh, perché l’altra volta me ne ha consigliato uno che era meglio se lasciavo perdere, invece no, io i libri li leggo per intero, fino in fondo… Questo? Ma è bello? Perché non l’ho mica visto in classifica, mi faccia vedere… No, no, per carità, è ambientato in Africa, mai piaciuti i libri ambientati in Africa, voglio qualcosa di più normale… Quest’altro? Perlamordiddio, un altro giallo italiano! Ormai tutti gli italiani si mettono lì a scrivere gialli e la letteratura, eh, dove è finita la Letteratura con la L maiuscola, me lo spiega? Questo, dice? Ah, beh, già, me ne ha parlato un collega… D’accordo,  sì, lo prendo, sperando che vada bene perché sa, i libri non li mollo mica a metà, vado fino in fondo, io. Quant’è? Apperò,  anche i libri costicchiano, eh? Ecco, tenga, però si ricordi che mi sono fidato… Grazie, arrivederci arrivederci.

Dedicato ai librai, in apparenza assenti dalle righe di questo blog, ma in realtà sempre presenti.
E dedicato anche a quei lettori rompiscatole a cui dopotutto voglio bene perché continuano a comprare libri.

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Sovraccarico15.04.09

Immaginate di trovarvi in una grande libreria in cui ci sono solo libri che non avete mai letto. Potete prendere quello che volete, ma a tre condizioni: avete un tempo limitato; se valutate un libro e poi lo mettete giù, non potete più riprenderlo; se scegliete un libro, vi impegnate a parlarne a chiunque, a difenderlo e a diffonderlo con convinzione.
Se mi avete seguito fin qui, vi siete fatti un’idea (di una parte) della mia quotidianità.
Poi ci sono momenti in cui la “libreria” si allarga a dismisura. Nelle ultime due settimane, per esempio, ho ricevuto una valanga di “liste” di autori e di libri da CE straniere e AA. Un migliaio di pagine, con circa quattro “presentazioni” per pagina. A ciò, vanno aggiunti i libri – i manoscritti –, al ritmo di cinque-sei al giorno, per una media di tre-quattrocento pagine ciascuno. Fate voi i conti.
Lungi da me sostenere che l’ansia, la pressione, le richieste dall’esterno e dall’interno – insomma tutte quelle cose che portano a un sovraccarico di lavoro – siano caratteristiche che appartengono soltanto alle CE. Ma forse qui, sotto lo sbrindellato ombrello della “cultura”, tra superlativi assoluti e dati di vendita, tra storie incredibilmente vere e storie credibilmente inventate, tale sovraccarico si sente un po’ di più, se non altro a livello emotivo.
Almeno finché non ci si imbatte nella presentazione del calendario 2010 tratto dal bestseller What’s Your Pee Telling You?
E si torna sulla terra.
Con una bella risata.

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Tra CE e realtà14.04.09

Vi mando la metà del mio romanzo, così mi dite se vale la pena continuare…

“Sì, ho fatto l’orlo solo a una gamba dei pantaloni perché così li porta un po’ e poi mi dice se la lunghezza va bene e se posso fare anche l’altro”.

Il mio romanzo non è ancora finito, ma vi mando i primi dieci capitoli…

“Come dice? Manca il cestello della lavatrice che le abbiamo consegnato? Be’, lei intanto decida se le piace, poi magari gliene procuriamo una intera…”

… ma nel cassetto ho altri cinque romanzi…

“Va bene, prendo questo portafoglio.”
“Eh, no, se prende il portafoglio deve prendere l’intera serie: ventiquattrore, borsone, trolley, baule, borsa a mano, borsa a tracolla, beauty da viaggio, cartella portadocumenti, pochette, zaino, valigia grande, media, piccola…”

P.S. Ci sono. Poco e male, ma ci sono.

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Cieca03.04.09

Boccio un manoscritto. Un romanzo italiano, caduto nella casella email della CE come mille altri. No, non l’ho letto tutto. Sì, ho dato una risposta abbastanza generica. Era brutto e basta, con una trama in pesante debito d’ossigeno e un interesse il cui livello era pari a quello della Fossa subglaciale Bentley (parere soggettivo, ovvio, però a me l’hai chiesto, dunque…)
Neanche il tempo di cliccare invio, e mi arriva una lunghissima email di risposta dall’autore. Che all’inizio non lesina acidità e rabbia (come prevedibile). Ma poi gioca una carta abbastanza a sorpresa: non è che lui voglia per forza essere pubblicato. E’ il mondo che lo vuole, che ha bisogno del suo romanzo, perché non vede l’ora di liberarsi di certi pseudo-scrittori, capaci soltanto di sfruttare le debolezze di tutti noi, intossicati da un veleno non meglio precisato. Il suo romanzo avrebbe aperto i cuori e i pori, avrebbe avuto un potere taumaturgico, avrebbe cambiato la rotta della letteratura italiana (e non solo), spingendoci verso lidi baciati dal sole dell’ottimismo.
Cieca io a non averlo capito.
Sarà, però io ho ancora male alla schiena come una settimana fa, devo farmi una pulizia del viso e pure l’umore non è che sia tersissimo.

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Insert title here02.04.09

Ormai ho in uggia il processo che conduce al titolo di un libro. Forse ne ho battezzati troppi, ma brucerei volentieri una foresta di bastoncini d’incenso in onore di ogni autore il cui libro ha un titolo che rientra nelle categorie dei “traducibili” e degli “efficaci”. In entrambe, ovviamente. Perché una sola non basta.
E no, non li voglio neanche ascoltare, i puristi del titolo originale. Perché mi possono fare mille esempi e io posso far loro mille controesempi. Stallo.
Talvolta mi viene voglia di lanciare la moda del titolo originale-originale. Nella lingua d’origine, cioè. Certo, poi verrebbero fuori cose del tipo Ihmislapsia elämän saatossa e vi voglio vedere, in libreria.
Tutto ciò per dire che, da quando ho trovato questo blog, mi sento meno sola.

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Soltanto oggi (LXI)01.04.09

Classificazioni
Vorrei mandarVi il mio romanzo ma non so di quale genere fa parte e mi chiedo se me lo potete dire Voi.

Tomi
Non riesco a unire il mio romanzo in un solo tomo quindi ve ne manderei due.

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Diffidare!31.03.09

[dal taccuino di Catriona]

Le prime trenta pagine del testo non conquistano? Diffidare costruttivamente. Andare avanti, ma leggendo solo le pagine dispari.

Leggere le prime dieci pagine di un romanzo e poi le ultime dieci. Si capisce (quasi) tutto? Diffidare intensamente.

Diffidare istantaneamente dei romanzi di cui si anticipano le battute. Di dialogo, non quelle scherzose. Be’, anche tutt’e due, comunque.

Diffidare preventivamente di qualsiasi autore che, nella pagina del copyright, mette frasi in cui sono presenti le parole “divino”" e “Signore”.  E usa la maiuscola per gli eventuali possessivi.

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Priorità30.03.09

Riflessioni nate in una domenica passata a scorrere le ultime proposte americane.

  1. Una ragazza brutta è meglio di una bella.
  2. Un sedere è meglio di una testa.
  3. Una cucina è meglio di un bunker.
  4. Un viaggio è meglio di una cucina.
  5. Una morte è meglio di una nascita.
  6. Una seduta psicanalitica è meglio di un delitto.
  7. Un cane è meglio di un paesaggio.
  8. Un gatto è meglio di un cane.
  9. Un bambino (asiatico, africano, eccetera) è meglio di un gatto.
  10. Un ceffone è meglio di un bambino.
  11. Ma non c’è nulla di meglio di Obama.

(ovviamente ispirato a questo)

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Ingiustizia27.03.09

E ci sono i sommelier che bevono una stilla di vino e ti sanno persino dire se quel grappolo l’ha vendemmiato Maria o Umberto.
E ci sono le donne che, con un’unica occhiata, ti sanno dire se il vestito che hai addosso ha una punta fucsia di troppo, se le tue scarpe hanno una macchiolina di fango sotto la suola o se l’ombreggiatura dell’occhio sinistro è asimmetrica (quest’ultima è una citazione, ma la capiamo in due).
E ci sono gli uomini che, in un picosecondo, catalogano automobili con una puntigliosità che neanche Mendel.
E poi ci sono io, che boccio senza remissione un testo dopo averne letto due pagine.
Però soltanto a me dicono: “Ma come fai? E’ impossibile!”
E se ne vanno borbottando, nient’affatto persuasi.

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Eufonisti Anonimi26.03.09

“Ciao, mi chiamo Catriona e amo le d eufoniche.”
[La sala in coro: "Ciao, Catriona."]
“La mia storia è uguale a quella di molti altri: prima di lavorare in una CE, mettevo d eufoniche dappertutto. Non riuscivo a trattenermi, anzi non ci provavo neppure perché mi sembravano indispensabili. Suonavano pure… eleganti.”
[Mormorii di comprensione.]
“… poi sono entrata in una CE e ho incontrato loro, le regole interne per l’uniformazione dei testi. In base a quelle regole, le d eufoniche erano proibite, a parte negli incontri di vocali uguali. Il primo periodo è stato difficilissimo. Dovevo ripassare ogni pagina per controllare di non averne lasciato neppure una…”
[Dal fondo della sala: "Anch'io! Anch'io!"]
“… ma, alla fine, grazie anche all’esempio di molti altri che si trovavano nella mia stessa situazione, sono riuscita a liberarmi della mia dipendenza. Certo, quando ho scoperto che pure l’Accademia della Crusca sconsigliava l’uso di ‘od’, mi è venuta voglia di ribellarmi e di lasciarlo… Talvolta ho addirittura pensato di aggiungerlo.”
[Mormorii di comprensione.]
“… ma poi sono tornata sui miei passi. Adesso, come tutti voi, mi accontento di usare le d eufoniche nella lingua parlata e ho un pieno controllo su di loro quando scrivo o rivedo.”
[Applausi calorosi.]
“Grazie, grazie. Vi ricordo che la prossima riunione degli Eufonisti Anonimi si terrà la prossima settimana. Sono però aperte le iscrizioni per i gruppi di ‘Refusisti Ossessivi Anonimi’.”

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Ora diche un poesie25.03.09

Oh, traduttore, traduttor valente,
perché mi lasci coll’incompetente?
Oh, traduttor, che ben sai parlare,
vieni da a me, c’ho il mio bel daffare
a distillare avverbi, a scioglier frasi,
di un beota che ignora pur le basi
di quella lingua che saper dovrebbe
e che con lui, invece, spirerebbe
tra spasmi atroci di congiuntivi errati
e sostantivi per lo più azzardati.
Come render concetti assai contorti
in una lingua che elevi e conforti
procurando con ciò a’ miei lettori
minor rabbia e assai minor dolori
e innalzando così la lor lettura
ben al di sopra di cotal bruttura?

(Nata in un momento di sconforto con l’imprescindibile collaborazione di Mr Potts. Lo so, non è perfetta, ma dà l’idea.)

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Ci sono24.03.09

Ci sono delle volte in cui leggi qualcosa e vedi i personaggi che parlano e ne senti persino l’intonazione e ne immagini addirittura i vestiti, anche se l’autore non ha esplicitato nulla.
Ci sono delle volte che ti arrabbi, perché la storia all’improvviso si mette a scalciare e corre, corre verso un finale amaramente sbagliato. E magari la corsa è cominciata a pagina venti (su trecento).
Ci sono delle volte che ti piange il cuore, ma proprio non puoi. Perché quel libro ha bisogno di altre mani per arrivare dove deve arrivare, e tu non le hai davvero, quelle mani. Ma speri che qualcuno le abbia e le usi.
Ci sono delle volte che ti piange il cuore, ma proprio devi. Per mille ragioni, non necessariamente meschine. Però non ne fai una malattia, perché comunque la selezione naturale vale pure per i libri. Ovvio che è lenta, ma c’è.
Ci sono delle volte in cui noi delle CE siamo molto, molto emotivi. Per nostra fortuna.
Vostra non so.

P.S. In tema di emotività, Violetta mi ha chiesto di fare un cameo sul suo bellissimo Past Attractions. Sfrontata come sempre, ho accettato. E indovinate un po’ su quale film mi sono sdilinquita…

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Rogna23.03.09

La rogna di questo mestiere non finisci mai di grattartela.
Va bene, lo dico in modo più elegante: chi fa questo lavoro non stacca mai.
Se sei un creativo (l’autore), te la sei cercata e ci sguazzi anche un po’. E’ una tua prerogativa.
Ma se sei un artigiano – il sarto e non lo stilista, l’operaio e non il designer – ogni tanto vorresti pure dimenticare stoffe e bulloni. Invece non ce la fai.
Sei sempre lì ad annusare, a cercare, a farti domande, a inquisire. “Interessante questo articolo… se ne potrebbe fare un libro?” “Però, adesso che ci penso, di recente nessuno ha scritto qualcosa su…” “E se gli chiedessi di tagliare tutta la parte ambientata in campagna? Già, però, come lo tiri fuori il personaggio di lei, allora?” “Ehi, tu, ragazzo, si può sapere perché hai passato ai raggi X uno dei miei libri e poi l’hai rimesso giù, senza comprarlo?”
Per di più, ovviamente, ti ritrovi a leggere in continuazione, soprattutto di sera, di notte e nei fine settimana, perché di giorno c’è altro da fare.
No, non mi sto lamentando.
Ma tutto ’sto grattare qualche segno lo lascia.
Tipo sentirti in colpa se, nel fine settimana, leggi qualcosa che non c’entra nulla con il tuo lavoro.
Tipo sbirciare il libro che sta leggendo Mr Potts e mettersi subito a contestare le scelte lessicali.
Tipo guardare il cartello appeso di fianco all’ascensore e notare soltanto gli errori grammaticali.
Uffa. Sgrat, sgrat.

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Tanto poi20.03.09

Secondo me la conoscete, perché non importa in quale campo lavoriate, prima o poi capita a tutti. Io la chiamerei “la maledizione del tanto poi”. Colpisce quando più persone fanno (o controllano) la stessa cosa in momenti diversi. Il pensiero non si forma neppure, eppure è lì, viscido e tranquillizzante insieme: “Tanto poi c’è lui che controlla…”; “Tanto poi passo il lavoro a lei e se c’è qualcosa di sbagliato se ne accorgerà…”; “Tanto poi ci sono loro, che sono bravissimi a notare gli errori…”
Come si manifesta?
Quando, da da tre uffici diversi, poco prima frizzanti di gioia perché era finalmente arrivato il libro frutto del loro lavoro, pronto per essere donato al mondo, si alza all’unisono un vibrante “Ma porc…”
E poi cade il silenzio.

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Soltanto oggi (LX)19.03.09

Io non lo so
Perchè non pubblicate mai delle guide per le isole dell’adriatico? mi interesserebbero molto per le mie vacanze.

Lui lo sa
So che pubblicare è molto caro (tra carta, stampa ecc. ecc.) ma il mio libro è piccolo e non Vi costerebbe molto [...]

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  • CE
    Perché Secondo piano
    Perché molti pensano che una casa editrice (d'ora in poi CE) sia un luogo in cui si nutre, vive, respira e prospera la Cultura. Perché molti credono che in una CE si parli correntemente di Plotino o, nei giorni di fiacca, di Gadda e, nei giorni di fiacchissima, di Pavese. Perché molti credono che "lavorare coi libri" in una CE sia un immenso privilegio. E che quelli che ci lavorano ne siano assolutamente, orgogliosamente, intensamente consapevolissimi.
    Be', forse non è così.
    Credetemi, io ci lavoro.
    Al secondo piano
    .